I sensi a Natale
NATALE
Quale è, secondo voi, il colore predominante durante le feste di Natale e quale è il vostro colore preferito?
I colori rappresentano la festa, ma anche influenzano ed esprimono lo stato d’animo di una persona. Cosicché ciascuno sceglie i suoi colori preferiti in base alla sua personalità e al suo tono dell’umore.
Il colore predominante delle feste natalizie è il rosso, il colore simbolo della luce e del fuoco. Pensate solo, per fare due esempi, al colore rosso del vestito di Babbo Natale e alle rosse tovaglie delle tavole natalizie. I colori sono primarie informazioni visive in grado di stimolare, assieme ad altre stimolazioni sensoriali, il sistema nervoso autonomo, svincolato dalla nostra volontà, responsabile della creazione in ogni persona di un’appagante stato di benessere o di malessere.
Insomma il sistema nervoso autonomo, vegetativo stimolato dall’atmosfera natalizia è particolarmente attivo in questi giorni di Natale , di fine e di principio di anno. Il sentimento di gratificazione, di serenità e di festa continua, che va da Natale a Capodanno, è uno stato biochimico prodotto nel corpo dal sistema neurovegetativo, in grado di condizionare la qualità della vita.
La centralità fisiologica e biochimica del sistema nervoso vegetativo accomuna, in particolare in questi giorni, milioni di persone in ogni parte della terra, contribuendo a riportare tutti verso un livello di relazione sociale basata più sui ritmi biologici del corpo e della natura.
La stessa data del Natale esprime il trionfo della luce sulle tenebre perché il Sole riprende il suo corso, aumentando la durata del giorno dopo il solstizio d’inverno, giorno in cui la notte predomina sul giorno. Il Natale ci fa rivivere le ancestrali feste del fuoco e attorno al fuoco è nata la famiglia, la società umana. Lo stare insieme in famiglia, tra gli amici, fare giochi in comunità come la tombola e il ballo, mangiare seduti in piacevole compagnia alla stessa tavola mantenendo e riscoprendo antiche tradizioni gastronomiche, fare e scambiare doni, accendere l’albero di Natale all’interno della propria casa, allestire il presepio, partecipare a cerimonie religiose, accendere il fuoco nel proprio caminetto sono solo alcuni esempi regolati e influenzati da precise strutture nervose, cerebrali.
Il Natale ha una grande valenza simbolica, ma anche un preciso ruolo biologico: riscoprire di avere un corpo da mantenere inserito dentro i ritmi vitali della natura per raggiungere salute e benessere psico-fisico. Certo, non tutto può essere ricondotto ad una funzione fisiologica.
Il sistema nervoso vegetativo genera la biochimica gratificante del benessere in questi giorni di festa. Periodo dell’anno in cui le funzioni del sistema nervoso autonomo, in particolare dell’ipotalamo, raggiungono la loro più alta influenza sull’organismo umano e sul contemporaneo comportamento di milioni di persone. In questi giorni di festa siamo un po’ tutti uguali, proviamo un po’ tutti le stesse emozioni proprio per l’azione del sistema neurovegetativo e dell’ipotalamo.
IL CENTRO DEL BENESSERE
Nella parte interna del cervello umano è presente il centro naturale del benessere. E’ l’ipotalamo: un grappolo di cellule nervose deputate al controllo di numerose funzioni vegetative come la fame, la sete, il bisogno sessuale. L’ipotalamo è il ponte di collegamento, la finestra tra l’ambiente esterno e il mondo biochimico-fisiologico interno dell’organismo umano. Attraverso l’ipotalamo il corpo umano si adatta alle oscillazioni periodiche dei ritmi orari giornalieri, stagionali, alle diverse variazioni climatiche- ambientali.
All’interno dell’ipotalamo esiste il centro della gratificazione, che se fortemente stimolato, può generare anziché benessere, rabbia oppure frustrante sentimento di pena. L’ipotalamo è coinvolto nella tonalità affettiva delle esperienze sensoriali. E’ il centro del piacere o del dispiacere di una esperienza sensoriale, secondo la cellula nervosa stimolata. I sentimenti di paura, terrore, pena, la reazione di fuga nascono attraverso la partecipazione dell’ipotalamo. Grazie all’ipotalamo ogni azione compiuta dall’uomo è legata al senso di gratificazione o di punizione. Se si sta compiendo qualcosa che prova gratificazione si continua a compierla. Viceversa quando si compie una azione non gradita, la si interrompe. L’ipotalamo esercita la sua azione sulle ghiandole endocrine (ipofisi, tiroide….) ed esocrine (sudore, lacrime). Pensate ad una forte emozione vissuta, accompagnata dalle lacrime. Anche in questo evento c’è l’azione dell’ipotalamo. Questa struttura nervosa ha la funzione di integrare il comportamento individuale con le informazioni sensoriali provenienti dall’ambiente esterno. In questi giorni di Natale l’insieme delle stimolazioni sensoriali, delle emozioni ad esse collegate vengono elaborate e tradotte dall’ipotalamo per generare in milioni di persone lo stesso appagante stato di benessere, di festa continua.
Colui che è “dentro” la festa vive in benessere.
Mentre colui che è “fuori” dalle feste natalizie vive, sempre attraverso l’elaborazione dell’ipotalamo, un senso di pena, di dispiacere, di avversione, di rabbia, di “malessere”.
In questi sentimenti elaborati dall’ipotalamo può essere trovata una, non certo l’unica, spiegazione di eventi traumatici diretti verso la propria persona (suicidi delle grandi feste) oppure verso la collettività, la famiglia, la persona amata da parte di chi invece di vivere in una atmosfera piacevole le feste natalizie, vive la festa con malessere. Ciascuno ha la sua personale soglia di edonismo sensoriale ed emotivo e pertanto ha un comportamento diverso dinanzi alla stessa atmosfera natalizia. Poi ciascuno ha la sua cultura del benessere. Sta emergendo sempre di più la ricerca individuale della cultura del benessere, vissuto come un complesso di sensazioni piacevoli prodotte dal consapevole armonico “funzionamento” del proprio organismo.
BENESSERE E SALUTE
La maggiore tranquillità dei giorni di Natale può contribuire a riscoprire di avere un corpo con le sue strutture nervose in grado di condizionare il comportamento quotidiano di benessere e/o di malessere, come l’ipotalamo.
Si vive in una epoca in cui la durata media della vita si allunga sempre di più.
Oggi in Italia la speranza di vita è per un uomo attorno a 78 anni e per la donna di 83 anni. l’attenzione si sta spostando dalla quantità, verso la qualità della vita. Salute non significa soltanto assenza di malattia, ma anche costruzione quotidiana di uno stato di equilibrio psico-fisico, capace di migliorare la propria qualità di vita. Da questa nuova cultura della vita nasce la forte domanda di informazione sanitaria, di conoscenza del valore nutrizionale della alimentazione rapportata al proprio organismo. Il corpo così diventa espressione visiva di processi di cambiamento di grande portata sociale. Non è più sufficiente stare in salute, prevenire le malattie. C’è desiderio di benessere psico-fisico. L’ipotalamo gioca un ruolo centrale in questa nuova cultura del benessere.
Se gli anni passati si sono distinti per l’attenzione particolare posta “all’apparire”, all’immagine esteriore. Gli anni attuali si stanno caratterizzando con una precisa attenzione al “funzionamento” dell’organismo, si riscoprono strutture anatomiche scarsamente studiate in passato. Così l’ipotalamo occupa il suo ruolo nella genesi del benessere di una persona. La cultura del fitness: la forma fisica abbinata al concetto di salute interessa ad ogni età. Si assiste al passaggio culturale dall’immagine estetica artificiale al corpo biologico. La malattia è vissuta come il risultato di una scarsa attenzione al proprio corpo. Un sano narcisismo aiuta a vivere nel benessere psico-fisico, in salute e a prevenire le malattie. Non solo a Natale. L’atmosfera della festa può essere l’occasione per riflettere sulla meravigliosa macchina umana.
IL PROFUMO DI NATALE
Ciascuno di noi compie 22mila atti respiratori al giorno ed ogni respiro è una occasione per “annusare” qualcosa.
Il naso umano è capace di distinguere 10mila odori diversi e contiene 10 milioni di neuroni olfattivi. L’olfatto è l’organo di senso più evocativo, più legato al mondo dei ricordi e delle emozioni. L’olfatto ha un silenzioso, ma insostituibile ruolo nel generare il senso di benessere globale del Natale. Abete, muschio, alloro usato per ghirlande beneauguranti, la legna che arde nel fuoco, il mazzetto di spezie odorose presenti nelle tavole natalizie, la cera di candela e la resina, nonché la cucina natalizia esercitano con i loro odori una diffusa stimolazione sensoriale sull’olfatto in grado di creare uno stato di soggettivo benessere.
La fragranza degli agrumi caratterizza il ricordo delle feste natalizie.
Arancio, mandarino, clementina, limone e bergamotto liberano sostanze chimiche volatili con effetto stimolante. Gli aromi liberati dall’arancia dolce hanno proprietà sedative e rilassanti. Tutti i dolci di Natale contengono generose dosi di spezie. Il periodo di Natale è, seppur in modo inconsapevole, per molte persone una lunga e piacevole seduta di aromaterapia. Gli odori e i profumi dell’aria di festa esercitano una profonda influenza sul cervello e sulle emozioni. Accanto agli odori tipici dei giorni di Natale, si può scegliere aromi da liberare nella propria casa o luogo di lavoro e di vita in base al proprio stato d’animo per vivere con maggiore benessere i giorni di festa. Ci sono essenze che conciliano il sonno e fragranze con effetti rilassanti e stimolanti. L’aroma della menta e del mughetto contribuiscono ad aumentare la concentrazione e la capacità di applicazione. La menta agendo da stimolante, aumenta la soglia della attenzione e della vigilanza. Il mughetto, invece, per le sue proprietà rilassanti, riduce il livello di stress potenziando la lucidità mentale. La stimolazione chimica dei bulbi olfattivi raggiunta attraverso il cibo, gli addobbi, gli aromi di Natale generano emozioni, stati d’animo piacevoli ed utili per superare sintomi e comportamenti di ansia, depressione, stress, insonnia, stanchezza.
IL “GUSTO” DEL NATALE
Il gusto è il senso predominante nelle feste di natale e Capodanno. Esso è generato da un insieme di informazioni sensoriali, originate dalle papille gustative, dai recettori tattili e termici della lingua.
Le papille gustative in numero di 10mila circa sono piccoli bottoni anatomici, disseminati nella lingua, sul palato e sui pilastri tonsillari. La percezione gustativa è massima nel neonato, nei bambini. La donna ha più “gusto” dell’uomo perché possiede un numero più elevato di papille gustative. Con il passare degli anni il gusto diminuisce, cosicché per provare le stesse emozioni occorre aumentare la quantità del cibo per apprezzare i cinque sapori fondamentali. Essi sono: dolce, salato, amaro, acido, umami.
La soglia di percezione sensoriale è la dose di sostanza alimentare capace di fare percepire alle papille gustative un determinato sapore. Essa è soggettiva e diminuisce con il passare degli anni. l’indice di edonismo esprime invece un pieno senso di gratificazione sensoriale e di apprezzamento di un sapore ritenuto altamente soddisfacente. La soglia di percezione sensoriale può coincidere con l’indice personale di edonismo alimentare oppure non coincidere.
La separazione tra la soglia della percezione sensoriale gustativa e l’indice di edonismo porta ad un aumento consistente della dose del cibo ingerito, con risultati negativi per la salute. I cinque sapori sono registrati in diverse zone anatomiche della bocca. Il gusto dolce viene captato da papille gustative ubicate sulla punta della lingua ed è generato da carboidrati, in particolare glucosio.
Il gusto amaro è registrato da papille gustative poste nella parte posteriore della lingua. I gusti salato, acido, umami da papille poste ai margini della lingua. Tutti i vari sapori sono il risultato della combinazione di questi cinque gusti fondamentali. La sensazione dolce attiva l’alimentazione: più è alta la concentrazione di sostanze dolci, più è intenso il desiderio di ingerire cibo. Una comune osservazione: alla fine di un pasto abbondante solo un dolce è in grado di svolgere una azione di attrazione, mentre altri cibi sono rifiutati. Per il dolce c’è sempre spazio. Il gusto amaro è registrato da papille poste nel dorso della lingua; questa collocazione anatomica ha un preciso ruolo di protezione. Il sapore amaro fa scattare una soglia di attenzione ancestrale perché i veleni hanno per lo più sapore amaro. Il riflesso del vomito scatenato dopo ingestione di un alimento particolarmente amaro trova il suo fondamento fisiologico nella collocazione delle papille gustative nel dorso della lingua, che fortemente stimolate espellono il cibo potenzialmente dannoso. Un cibo amaro è vissuto come potenziale aggressione alla integrità corporea. Inoltre l’amaro chiude il pasto e fa tacere lo stimolo dell’appetito. Porre alla fine del pasto il caffè o una bevanda amara trova la sua spiegazione in queste osservazioni fisiologiche. L’amaro è il sigillo finale di ogni pasto.
Riti quotidiani di piacere attorno al cibo.
Tutti gli infiniti dolci di Natale generano la stessa stimolazione sensoriale di piacere attraverso piccoli grappoli di papille gustative. I sapori provati nei primi anni della vita uniscono in modo indissolubile ciascuno di noi alla sua terra di nascita. Per questo motivo, il gusto dolce è il più forte legame con la tradizione e con la propria famiglia, ancor più evidente e marcato nei giorni di Natale. I dolci sono il fondamento gastronomico e culturale delle grandi feste religiose e della vita personale. Non c’è grande ricorrenza o avvenimento importante senza il dolce.
Prof. PIER LUIGI ROSSI
MEDICO
SPECIALISTA SCIENZA DELLA ALIMENTAZIONE
MEDICINA PREVENTIVA
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Ambulatorio Nutrizione Clinica Roma - Arezzo
Segreteria Tel. 0575 / 40.11.70
MEDICO
SPECIALISTA SCIENZA DELLA ALIMENTAZIONE
MEDICINA PREVENTIVA
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