Home >> News >> Alimentazione news >> Inquinati dal Sale

Inquinati dal Sale

Stampa Stampa |Categoria Altre news di questa categoria Categoria: Alimentazione news

Corso di Scuola di Alimentazione Consapevole "Salute e Benessere Intestino" 

Arezzo 17 Aprile 2010

Clicca QUI per informazioni



Prof. PIER LUIGI  ROSSI
MEDICO  
SPECIALISTA SCIENZA DELLA ALIMENTAZIONE
 MEDICINA PREVENTIVA
------------------------------------------------------
Ambulatorio Nutrizione Clinica Roma ( Ars Medica) e Arezzo
Segreteria unica per visite cliniche e terapia dietetica
Tel. 0575 / 40.11.70           


Desidero richiamare la attenzione sull’inquinamento da sale da cucina e pertanto ho scritto alcune riflessioni, dette durante la trasmissione “ Cominciamo bene” RAI TRE            (in onda lunedi 29 marzo 2010)


INQUINATI DAL SALE da CUCINA


1.Professor Rossi, è vero che l’assorbimento del sale varia da individuo a individuo?


Sì, infatti l’assorbimento del sale, e quindi la vulnerabilità al sodio, dipende dal patrimonio genetico personale. È tuttavia possibile classificare due grandi gruppi: i sodio-resistenti, ossia coloro che possono assumere anche grossi quantitativi di sale senza avere scompensi di pressione arteriosa, questa è infatti una delle maggiori problematiche correlate ad un eccesso di sodio, ed i sodio-sensibili che invece devono fare molta attenzione all’apporto di sale per non aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, dei reni, ritenzioni idriche e incrementi di peso.


2.Di quanto sale ha effettivamente bisogno l’organismo?


Al nostro organismo basterebbe assumere il sodio contenuto in natura negli alimenti. In realtà quotidianamente ingeriamo all’incirca dieci grammi di sale da cucina, ossia quattro grammi di sodio, che si traducono in un apporto molto superiore al nostro fabbisogno. Il mio consiglio è quello di cercare di mantenere il quantitativo di sodio intorno ai 2,4 grammi che rappresentano un buon compromesso tra gusto per le pietanze e prevenzione dei rischi correlati all’eccessiva assunzione di sale. Quindi assumere non più di 5 grammi di sale da cucina in una giornata, possibilmente sale addizionato con iodio.


3.Quali danni può provocare un eccessivo quantitativo di sale?


Sono svariati. Innanzitutto il sodio ha la capacità  di restringere il diametro dei  vasi sanguigni e di trattenere i liquidi, causa dell’aumento del volume di acqua all’interno delle arterie (ogni grammo di sodio attacca infatti a 70 millilitri di acqua) che si ripercuote in gonfiori periferici, edemi e ipertensione arteriosa. Il sodio poi rallenta lo svuotamento dello stomaco, il che significa innalzamento della pressione all’interno della cavità gastrica, formazione di reflussi di succhi acidi nell’esofago e senso di gonfiore, allungamento del tempo di permanenza del cibo all’interno della cavità gastrica con predisposizione a lesioni degenerative della parete dello stomaco. Ma non è tutto: un eccesso di sale rende meno facile anche l’assorbimento del calcio e, alla lunga, ciò può causare danni alla struttura ossea che andrà incontro con maggiori probabilità a osteoporosi. Ad una elevata assunzione di sodio sono anche correlabili insonnia, perché il sale trattenendo acqua altera il volume delle cellule nervose cerebrali, o episodi di stanchezza e di bassa resistenza alla fatica a causa dell’eliminazione, stimolata dal sodio, del potassio e del magnesio attraverso l’urina.



4.Quando si può verificare un deficit di sodio?


È una probabilità remota poiché raramente gli alimenti, anche in caso di diete a bassissimo contenuto di sale (cloruro di sodio), non arrivano a fornire il giusto quantitativo di sodio all’organismo. Un calo drastico si può invece verificare in condizioni di estrema sudorazione, diarrea cronica e malattie renali che provocano incapacità a trattenere sodio. L’ aldosterone, un ormone secreto dal surrene, condiziona il patrimonio di sodio nell’intero organismo.

 
5.In quali casi è assolutamente necessario ridurre il quantitativo di sale?


Si può mangiare con piacere anche senza l’uso del sale da cucina. Comunque occorre ridurre il sale al minimo indispensabile, in caso di ipertensione arteriosa, ritenzione idrica, insufficienza cardiaca, malattie renali, osteoporosi, sindrome premestruale, insonnia e gravi forme di cellulite.


6.Come si correla il sale allo sviluppo della cellulite?

La compromissione della microcircolazione generata dalla ritenzione idrica e dai danni ai vasi sanguigni per un eccesso di sodio, determina una cattiva ossigenazione dei tessuti ed un ridotto drenaggio delle sostanze di scarto ed è questa la ragione per cui in caso di forme gravi di cellulite si consiglia una dieta a basso contenuto di sale, oltre naturalmente a trattamenti specifici per questo inestetismo. E’ necessario avere attenzione ai cibi contenenti dose eccessive di sodio. Il cosidetto sale nascosto!


7.A quali alimenti occorre prestare attenzione per ridurre l’apporto di sodio?


Ai prodotti da forno, come ad esempio biscotti, crackers e grissini, ma anche a merendine e brioche che andrebbero consumati con moderazione, e non quotidianamente come avviene abitualmente poiché contengono più sodio di quel che non si pensi. Lo stesso vale per i dadi da brodo e il granulato, il ketchup, la senape e la salsa di soia, i formaggi, gli insaccati e le patatine fritte. Un eccesso di sodio può essere contenuto anche nei cibi in scatola, nei piatti pronti surgelati o in busta (pasta o minestre conservate), nella maionese e nei sottaceti; è dunque opportuno guardare sempre alle etichette dei prodotti che menzionano per primi tutti gli ingredienti presenti in quantità superiori. Ma attenzione che il sodio può essere  contenuto negli alimenti anche nella fattispecie di bicarbonato di sodio, fosfato monosodico, glutammato monosodico, nitrato e nitrito di sodio.


8.E’ possibile educare il palato a cibi meno saporiti?


Certamente. È sufficiente diminuire gradualmente il sale dalla tavola ed il palato, nel giro di qualche mese, si abitua a sapori più delicati o insipidi. Ma se proprio non si può fare a meno di un gusto delle pietanze più deciso, il mio consiglio è di ricorrere all’utilizzo di aceto balsamico, erbe aromatiche come basilico, prezzemolo, rosmarino, salvia, origano, maggiorana, timo, pepe, peperoncino, noce moscata, zafferano e curry che danno sapore senza arrecare danni all’organismo. Bene anche il succo di limone.


9.Mentre si cucina c’è qualche accorgimento da seguire?


Sì, in particolare nella cottura. È importante, ad esempio, non salare mai la frittura perché durante il processo di cottura, a contatto con il sale, potrebbero generarsi sostanze nocive, come l’acroleina, dannose per il fegato e le mucose intestinali. Una attenzione in più si potrebbe riservare anche nel momento in cui si serve il piatto, evitando di mettere direttamente in tavola la saliera!


10.Quali cibi consiglierebbe dunque?


Carni bianche - pollo, tacchino e coniglio, pesci d’acqua dolce quali la trota, il luccio e la carpa e tra quelli di mare la sogliola, l’orata, il merluzzo e il dentice. Come companatico, meglio scegliere il pane umbro o toscano che sono privi di sale. E poiché la prevenzione inizia fin da bambini, è bene evitare di salare le pappe almeno fino al primo anno di vita. Il gusto verso il salato è acquisito dal bambino durante il primo anno di vita e viene rafforzato dalla cucina delle mamme e delle nonne. Educare il bambino ad un gusto non salato è una scelta di amore e di salute, utile per tutta la vita.



IL “ SODIO” NELL’ORGANISMO UMANO


 Un corpo umano adulto contiene 92 grammi di sodio,di cui
                             46 gr nei liquidi extra cellulari
                             12 gr nei liquidi intra cellulari
                             34 gr sequestrati nell’osso

. Ogni grammo di sale da cucina contiene circa 0.4 gr di sodio

. Il sodio discrezionale assunto come sale da cucina è il 36%
  del totale giornaliero
. Il sodio contenuto naturalmente negli alimenti,bevande e
  acqua è il 10 % del totale giornaliero
. Il sodio aggiunto nei prodotti trasformati artigianali,
  industriali, ristorazione collettiva è il 54% del totale   
  giornaliero
. L’uso dei dadi a base di glutammato monopodico e del
   bicarbonato di sodio apporta una dose ulteriore di sodio
   al totale giornaliero

                    DOSE GIORNALIERA CONSIGLIATA
               -------------------------------------------------------------  
                   SODIO : da 575 mg a 3.5 grammi al giorno
                   SALE da CUCINA: da 1,5 gr a 5 gr al giorno
               ---------------------------------------------------------------

     Si può vivere in ottima salute senza mangiare sale da cucina, la dose giornaliera raccomandata di sodio può essere assunta con gli alimenti,controllando la composizione nutrizionale e    quindi le etichette dei singoli alimenti. E’ salutare conoscere la dose di sodio contenuto negli alimenti. L’eccesso di sodio alimentare si unisce all’interno dell’organismo con acido urico formando urati di sodio che si depositano nelle articolazioni, nelle ossa favorendo artriti, artrosi, osteoporosi, gotta!    
     Apporti superiori a 4 grammi si sodio al giorno si accompagnano ad un
     elevato rischio di ipertensione arteriosa e patologie degenerative gastro-
     intestinali, neurologiche, renali.





IL SODIO NASCOSTO NEGLI ALIMENTI

Il sodio è il principale stimolatore dell’appetito! L’attuale alimentazione è concentrata sulla appetibilità degli alimenti. Per appetibilità si intende la attrazione, il desiderio di mangiare sempre di più un determinato cibo. L’appetibilità è un  carattere sensoriale su cui si basa la spinta al consumo degli alimenti. Più un cibo è appetibile e più riduce il senso della sazietà. Cosicché il consumatore tende a mangiare sempre di più. Gli alimenti sono “ costruiti” per essere consumati e la presenza di sodio stimola il loro consumo, con danni gravi alla salute. Noi siamo inquinati dal sodio. Consiglio di leggere la tabella e verificare il contenuto degli alimenti e delle acque in sodio (Na), di cui il sale o cloruro di sodio NaCl è il principale e più diffuso ma non certo l'unico composto. Ai primi posti ci sono i cibi artificiali, cioè trasformati, le conserve. Tutti questi alimenti o condimenti, molto saporiti grazie al sale possono contribuire a danneggiare il nostro organismo.
Il sale, i dadi per brodo, le salse di soia, le salamoie, le conserve salate ( vegetali, carni e pesci), e a maggior ragione tutti i nuovi "cibi" tecnologici a base di sale (sticks, snacks, patatine, noccioline salate, ma anche i salumi e i formaggi  salati ecc) vanno ridotti drasticamente o eliminati dalla dieta.
L’eccesso di sodio negli alimenti va considerato come un valido indicatore per conoscere i cibi più artefatti, artificiali, industriali o comunque meno sani che abbiamo a disposizione. Più è lunga l’etichetta nutrizionale e più artificiale è il cibo acquistato. Troppo lunga l’etichetta ? Il cibo va rifiutato perché è troppo commerciale e non adatto al nostro intestino ed organismo! Altro che residui di pesticidi o quantità di grassi: è il tasso di sale il primo indicatore del junk food: il cibo spazzatura. Consiglio di leggere la etichetta per svelare il sodio nascosto sotto forma di composti vari, i più usati sono: :

1) Sale da cucina o NACL, aggiunto a tavola o nei cibi conservati.

2) Monosodio glutammato (MSG), usato a tavola, negli scatolami o nei cibi surgelati. Questo sale usato in abbondanza in alcuni ristoranti provoca cefalea, sudorazione e paralisi temporanee ( malattia di Kwock ).
3) Bicarbonato di sodio, usato come alcalinizzante nelle gastriti, per lievitare il pane o i biscotti .
3) Di sodio fosfato, usato nella cottura dei farinacei e nei formaggi.
4) Sodio alginato, usato nella cioccolata o nei gelati
5) Sodio benzoato, usato come conservante nelle salse o nei condimenti preparati
6) Sodio idrossido, usato per le olive e certi frutti e verdure
7) Sodio nitrito, usato per la conservazione delle carni e dei salumi
8) Sodio propionato, usato nei biscotti e pane per inibire la crescita delle muffe.
9) Sodio solfito, usato per decolorare certi frutti e come conservante nella frutta secca.

Per una corretta alimentazione, che apporti il giusto contributo di sale all’organismo, è importante controllare le etichette degli alimenti. La maggior parte di esse, infatti, indica solo la quantità di sodio che l'alimento contiene per 100 grammi o per porzione.

Se si vuole conoscere il contenuto di sale (cloruro di sodio) questo va diviso per 2.5 per ottenere il valore corretto.

- ALTO CONTENUTO DI SODIO: superiore a 0.4 g/100g (da evitare)

- MEDIO CONTENUTO SODIO: da 0.1 a 0.4 g/100g (da evitare)
- BASSO CONTENUTO SODIO: inferiore a 0.1 g/100g (accettabile)



DOMANDE di SALUTE

ACQUA SODIO e SALUTE delle GAMBE


Parola d’ordine: acqua. Bere tanto è corretto per prevenire i disturbi dell’insufficienza venosa?


E’ assolutamente corretto bere molta acqua ricca di minerali. Troppo spesso quando le donne sentono le gambe gonfie e manifestano ritenzione idrica non bevono pensando di avere già un eccesso di acqua nell’organismo. In realtà è esattamente il contrario. Il fenomeno del gonfiore è provocato dai muscoli che, a partire dai 30 anni e con l’avanzare dell’età, perdono tono e cedono acqua all’esterno, che viene portata al di fuori delle cellule provocando edemi e ritenzione idrica. Il sodio è l’elemento che porta l’acqua al di fuori delle cellule. I minerali come magnesio, calcio e potassio, invece, contrastano questo fenomeno mantenendo l’acqua all’interno del muscolo e riducendo la ritenzione idrica. L’acqua, inoltre, mantiene l’intestino regolare combattendo la stitichezza, uno dei fattori che peggiora il disturbo. La salute e il benessere nascono dall’intestino. Avere una digestione difficile può causare


Come si può eliminare il sodio dalla dieta?


Evitando di utilizzare il sale da cucina e scegliendo alimenti e cibo confezionato poveri di sodio. Si deve tenere presente che il sodio è il maggiore responsabile dei danni cutanei. Per insaporire gli alimenti al suo posto si può utilizzare l’aceto balsamico. Però non sempre il responsabile del movimento dell’acqua all’intermo dell’organismo è il sale da cucina o gli alimenti troppo ricchi di sodio. C’è uno stretto rapporto tra intestino e gambe.



Quale ruolo ha l’intestino ?


La salute  e il benessere nascono dall’intestino. Il nostro intestino non è in grado di digerire tutti gli alimenti che introduciamo. Una difficile digestione può causare intolleranza alimentare. E’ cronaca giornaliera di tante persone. Hanno sintomi di intolleranza alimentare senza saperlo. Un esempio? Una consistente ritenzione di acqua nelle gambe può essere un sintomo di intolleranza alimentare. Quando si ha una brusca ritenzione di acqua, si ha anche un aumento di peso corporeo  di uno o più chili. Non è un aumento di massa grassa. E’ ritenzione idrica al di fuori delle cellule, nel tessuto connettivo e muscolare delle gambe, scatenata dalla istamina. Questa  viene prodotta dai mastociti, nostre speciali cellule protettive contro molecole aggressive giunte nel sangue dai cibi ingeriti. Dai comuni e diffusi additivi alimentari ai cibi conservati, dai pomodori ai formaggi  fermentati, fino al caffè, cioccolata, birra  e a tanti altri alimenti che contengono istamina e tiramina. Una disbiosi intestinale può scatenare una reazione di intolleranza alimentare con ritenzione di acqua. Insomma occorre molta cura nella scelta degli alimenti per proteggere la funzionalità dell’intestino. Una sana digestione avviene  nell’acqua. Consiglio di bere una buona dose di acqua minerale naturale una ora  prima dei pasti per preparare l’intestino ad una buona digestione. Proseguire poi bevendo un bicchiere di acqua ogni ora durante la giornata.


Qual’è l’alimentazione ideale per la salute delle gambe?


Bere almeno un bicchiere di acqua ogni ora al giorno. L’acqua deve essere ricca di minerali, quindi, deve avere un residuo fisso maggiore di 500 mg/litro e un pH superiore a 6

Ridurre l’apporto di sodio e alimenti  ricchi di sodio
Consumare molta verdura cruda, che contiene acqua, e meno quella cotta, che altera l’equilibrio intestinale peggiorandone la regolarità al contrario di quanto si crede
Prendere l’abitudine di bere una spremuta di arance con  limoni. La vitamina C e l’acido citrico contenuto in questi alimenti rinforzano i tessuti contrastando il danno cutaneo
Consumare 2-3 porzioni di frutta al giorno, non di più per non esagerare con i carboidrati.


FUNZIONI SODIO e ACQUA

Il sodio svolge le importanti funzioni:
regolare il volume dei fluidi extracellulari, la pressione oncotica dei fluidi extracellulari e l'equilibrio acido-basico;
il sodio è coinvolto nei fenomeni elettrofisiologici dei tessuti nervosi e muscolari, nella trasmissione dell'impulso nervoso, nel mantenimento del potenziale di membrana e dei gradienti transmembrana essenziali per gli scambi cellulari di nutrienti e substrati e per il mantenimento del "milieu" intracellulare (Luft, 1990).
Poichè presente negli alimenti e bevande esclusivamente in forma ionica solubile, il sodio è totalmente disponibile all'assorbimento. Viene assorbito nel tratto distale dell’intestino tenue e nel colon. La concentrazione di sodio nei fluidi extracellulari è mantenuta ad opera dei reni: pressochè tutto il sodio che passa nel filtrato glomerulare viene riassorbito. L'omeostasi del sodio viene così mantenuta di fronte ad una grande variabilità di situazioni ambientali e alimentari; la regolazione del contenuto corporeo di sodio è strettamente correlata al controllo del volume dei fluidi extracellulari ed avviene principalmente per azione dell'aldosterone a livello del riassorbimento tubulare renale. Il rene adulto può regolare l'escrezione di sodio a seconda delle necessità tra lo 0,5 e il 10% del carico filtrato. Perdite obbligatorie di sodio si verificano attraverso le feci ed il sudore, ma si tratta di solo circa il 7% degli apporti di sodio (per una alimentazione ricca di sodio come la nostra).
 
Carenza, livelli eccessivi e tossicit
à

Un deficit di sodio provocato da ridotto apporto alimentare non si verifica in condizioni normali anche con diete a bassissimo contenuto in sodio. Una deplezione di sodio si può verificare solo in condizioni di sudorazione estrema o qualora traumi, diarrea cronica o malattie renali producano un'incapacità a trattenere sodio. L'assunzione di una quantità elevata di sodio determina un aumento del volume dei fluidi extracellulari: l'acqua viene richiamata al di fuori dalle cellule per mantenere costante la concentrazione di sodio. Il risultato finale può essere la comparsa di edema e di ipertensione arteriosa. Tuttavia una tossicità acuta da sodio di origine alimentare è improbabile. Un prolungato consumo di quantità eccessive di sodio è stato messo in relazione con la patogenesi dell'ipertensione arteriosa in soggetti sensibili 2 (Gleibermann, 1973; Tobian, 1979; Swales, 1988). Esiste una relazione tra l'escrezione urinaria di sodio (assunto come indicatore dell'apporto) e l'aumento dei valori pressori con l'età (Intersalt Cooperative Research Group, 1988). Anche se altri fattori (obesità, bassi apporti alimentari di potassio, di calcio, di magnesio , tipo di acidi grassi nella dieta, consumo di alcool, fumo di tabacco, ridotta attività fisica, stress) possono concorrere nello sviluppo dell'ipertensione arteriosa, tuttavia esiste uno stretto rapporto tra apporto di sodio ed aumentati valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica, tanto da far ritenere che l'associazione causale sodio-ipertensione sia stata sottovalutata (Law et al., 1991a; Frost et al.,1991). Questa relazione è di tipo continuo, cioè non esiste un livello di introduzione di sodio al di sotto del quale l'effetto non si manifesti: calcolando la potenziale riduzione dei valori di pressione arteriosa per riduzione dell'apporto di sodio e confrontando i dati ottenuti negli studi di intervento, è stato dedotto che la riduzione del consumo di sodio, si tradurrebbe in un apprezzabile riduzione della mortalità per eventi cardio- e cerebro-vascolari acuti (Law et al., 1991b).

 
Livelli di assunzione e fonti alimentari in Italia


Le fonti di sodio nell'alimentazione sono di varia natura: da una parte il sodio contenuto nel sale aggiunto nella cucina casalinga o a tavola (sodio cosiddetto discrezionale) e dall'altra il sodio contenuto negli alimenti, sia presente naturalmente che aggiunto nelle trasformazioni artigianali o industriali (sodio non discrezionale). Ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio. Il sodio discrezionale rappresenta in media il 36% dell'assunzione totale di sodio in Italia (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). Questa proporzione è lievemente più elevata nelle donne (39%) e più bassa nei bambini (34%). Nelle zone rurali un ulteriore 10% deriva dalle conserve casalinghe (formaggi, insaccati, conserve di ortaggi). L'ingestione giornaliera di sodio contenuto naturalmente negli alimenti e nelle bevande - tra cui l'acqua potabile - è stata stimata in 16 a 25 mEq cioè circa 0,5 g (Bull & Buss, 1990), che corrisponde a 10% degli apporti totali in Italia. Per differenza, si può stimare nel 55% la quota degli apporti che deriva dal sodio aggiunto nei prodotti trasformati, artigianali, industriali o della ristorazione collettiva. Questo sodio è prevalentemente sotto forma di cloruro di sodio mentre soltanto il 10% del sodio totale è presente sotto forma di altri sali (glutammato di sodio, bicarbonato di sodio, etc.). Un ulteriore stima degli apporti e delle fonti di sodio non discrezionali è quella derivata dall'analisi chimica della dieta italiana di riferimento (Carnovale et al., in preparazione). Il contenuto complessivo di sodio nella dieta nazionale ricostruita senza aggiunta di sale discrezionale è risultato pari a 74 mEq (1,7 g) di sodio. Dall'analisi dei gruppi di alimenti risulta che i cereali e derivati, tra cui il pane, rappresentano la principale fonte di sodio non discrezionale (42%). Elevate quote derivano anche dai gruppi carne/uova/pesce (31%) e latte e derivati (21%) per via del sale aggiunto rispettivamente nelle carni e pesci conservati e nei formaggi. I contributi sia della frutta (3%) che delle verdure e ortaggi (2%) sono invece molto bassi e prevalentemente di origine naturale.

Anche negli altri Paesi occidentali, tra i prodotti trasformati, il pane costituisce   la maggiore fonte di sodio. Di conseguenza, l'uso del pane "sciapo" (senza sale aggiunto), che è largamente diffuso in alcune regioni italiane, può essere un ottimo mezzo per la riduzione degli apporti di questo elemento. In un'area delle Marche, è stata rilevata una ridotta ingestione globale di sodio legata a questo tipo di consumo (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991).Gli apporti totali di sodio sono stati stimati mediante indagini epidemiologiche con varie tecniche: raccolte urinarie delle 24 ore, pesata del sale (applicando il fattore di correzione per il 60% del sale consumato che non viene ingerito) e degli alimenti (utilizzando le tabelle di composizione degli alimenti) e analisi di diete totali.
 
 Da uno studio svolto su campioni rappresentativi della popolazione di tre aree italiane (Marche, Lazio e Campania) sono emersi i seguenti livelli di escrezione urinaria di sodio: 191 mEq (4,4 g) negli uomini adulti, 160 mEq (3,7 g) nelle donne adulte e 132 mEq (3 g) in bambini di età media 11 anni (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991). I dati di consumo dell'indagine svolta su scala nazionale dall'Istituto Nazionale della Nutrizione (Turrini et al., 1991) confermano questi risultati: è stato stimato in 152 mEq (3,5 g) l'ingestione di sodio giornaliera pro-capite (Leclercq et al., 1991). Per essere di interpretazione più immediata per la popolazione questi dati possono essere espressi in g di cloruro di sodio: ogni giorno l'adulto italiano ingerisce in media circa 10 g di sale. Dai risultati di due studi internazionali in cui è stata determinata l’escrezione urinaria (Intersalt Cooperative Research Group, 1988; Knuiman et al., 1988) appare che i livelli italiani sono nella media di quelli dell'Europa del Sud e superiori a quelli dell'Europa del Nord, sia nei bambini che negli adulti. Lo stesso trend Nord- Sud sembra esistere tra le regioni italiane con un ingestione totale di sodio leggermente più elevata al Sud: 10 g di sale in Campania contro 9 g nel Lazio (Leclercq & Ferro-Luzzi, 1991).
 Livelli di assunzione raccomandati
La determinazione dei reali fabbisogni di sodio è difficile. L'alimentazione della popolazione italiana, al pari di quella degli altri Paesi occidentali, è generalmente ricca di sale. Adulti Soggetti adulti sani mantengono il bilancio del sodio con apporti anche di soli 3-20 mEq/die (69-460 mg/die). E' stato stimato che le perdite obbligatorie urinarie e fecali siano di 1 mEq/die (23 mg/die), cui si aggiungono le perdite per via cutanea di circa 2-4 mEq/die (46-92 mg/die) (il sudore ha in media una concentrazione di sodio di 25 mEq/l). In condizioni di massimo adattamento alla conservazione del sodio e sudorazione intense, il fabbisogno minimo sarebbe per tanto di 5 mEq/die (115 mg/die). Tenendo conto della variabilità interindividuale, sembra consigliabile un apporto minimo di 25 mEq/die (575 mg/die). Sulla base dell'osservazione che apporti superiori a 200 mEq/die (4600 mg/die) si accompagnano ad un elevato rischio di ipertensione arteriosa (Frost et al., 1991; Law et al., 1991a; Law et al., 1991b), si può raccomandare anche un livello massimo di assunzione. La Commissione Europea  (Commission of the European Communities, 1993) propone come livello raccomandato l’intervallo da 575 mg/die a 3500 mg/die (25 mEq/die - 150 mEq/die) mentre le RDA Americane (National Research Council, 1989) riportano 500 mg/die - 2400 mg/die (22 mEq/die - 104 mEq/die). Si ritiene più opportuno adottare i livelli raccomandati dalla CEE, che corrispondono all’assunzione di 1,5-8,8 g di sale al giorno. Gravidanza e allattamento .Durante la gravidanza aumenta il fabbisogno di sodio per aumento del volume dei liquidi extracellulari, per la richiesta del feto e per il liquido amniotico. L'abituale consumo di sale è comunque sufficiente a coprire gli aumentati fabbisogni. Anche durante l'allattamento aumenta il fabbisogno di sodio in quanto contenuto nel latte materno che è comunque coperto dal contenuto della dieta. Pertanto la raccomandazione è la stessa di quella dell’adulto. Bambini e adolescenti Le RDA Americane propongono livelli di assunzione raccomandati distinti per classi di età del neonato, del bambino e dell’adolescente (National Research Council, 1989). Tali valori sono basati sul calcolo del contenuto di sodio nei tessuti neoformati e su assunzioni relative alle perdite obbligatorie di sodio. Per contro, il Scientific Committee for Food della Commissione Europea considera che le informazioni a disposizione non sono sufficienti per stabilire dei livelli raccomandati nell’età evolutiva (Commission of the European Communities, 1993). La Commissione dei LARN concorda con quest’ultima posizione.


 

Prof. PIER LUIGI  ROSSI
MEDICO
SPECIALISTA SCIENZA DELLA ALIMENTAZIONE
MEDICINA PREVENTIVA
------------------------------------------------------

Ambulatorio Nutrizione Clinica  Roma - Arezzo
Segreteria Tel. 0575 / 40.11.70