Obesità e idee di Salute
Profilo ormonale, metabolismo corporeo e “qualità” degli alimenti
La Obesità può essere definita come un eccesso di grasso corporeo totale, documentato da valori di BMI ( Body Mass Index o Indice di Massa Corporea o IMC) superiore a 30. Il BMI è un metodo pratico introdotto più di un secolo fa da Quetelet e si ottiene dividendo il peso( Kg) per il quadrato della statura(metri). Presenta il limite di classificare soggetti con imponenti masse muscolari come soggetti di peso elevato e quindi a rischio.E’ comunque un indicatore acettato.
La prevalenza della obesità in Italia è attorno al 7-8 %,mentre quella del sovrappeso raggiunge il 40 %.L’obesità è il risultato di un bilancio energetico positivo protratto nel tempo, dovuto ad un aumento dell’apporto e/o a diminuzione del dispendio energetico giornaliero . Ancora oggi non è definito chiaramente quanto incida il fattore ambientale o quello genetico. La obesità è una patologia multifattoriale in cui il fattore genetico ha un ruolo pari al 40 % tra tutte le cause eziologiche. Si eredita una predisposizione alla obesità ,ma l’entità del peso corporeo dipende dalle abitudini alimentari e dal personale stile di vita. La tendenza alla obesità e al sovrappeso è in continua evoluzione configurando ormai come una vera e propria malattia sociale coinvolgente un sempre maggiore numero di soggetti di ogni età e sesso. Per questi motivi la prevenzione della obesità è uno dei programmi prioritari del Piano Sanitario Nazionale. I Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta sono i principali operatori sanitari chiamati ad intervenire nella prevenzione e nella terapia della obesità e del sovrappeso. Occorre aiutare le persone a focalizzare la loro principale attenzione sul loro corpo biologico, sulla loro identità corporea attraverso azioni eseguite nel proprio domicilio, come la misurazione della circonferenza vita che non deve superare i 102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne. Superare questi valori significa avere un eccesso di massa grassa viscerale in grado di generare la sindrome metabolica. Questa è caratterizzata dalla associazione di una ridotta tolleranza al glucosio o diabete tipo II ed insulinoresistenza con almeno altre due alterazioni tra obesità centrale, ipertensione arteriosa, ipertrigliceridemia e/o ridotto colesterolo HDL e microalbuminuria. Il diabete tipo II è la patologia più frequentemente associata ad obesità viscerale ed è in relazione con la concomitante insulinoresistenza. La insulinoresistenza è la condizione in cui la esposizione ad una determinata quantità di insulina, strutturalmente e funzionalmente normale, evoca una risposta biologica inferiore a quella attesa; l’iperinsulinemia è la espressione plasmatica della insulinoresistenza. La obesità è il più importante fattore di rischio per il diabete di tipo II(circa l’80-90 % dei pazienti di tipo II è obeso), si osserva un miglioramento della sensibilità alla insulina anche per perdite di peso di pochi Kg.
Il profilo ormonale è condizionato inoltre dalla “ qualità “ degli alimenti, in particolare dai vari principi nutritivi introdotti con la alimentazione giornaliera. Nel soggetto con adiposità viscerale un pasto ad alta concentrazione glucidica , all’iperinsulinismo e insulinoresistenza, si associa una aumentata secrezione del cortisolo con i relativi effetti sulla gliconeogenesi, mobilitazione delle proteine muscolari con perdita della massa magra, mobilitazione del grasso corporeo accumulato nella parte superiore dell’organismo ed altre azioni sul metabolismo corporeo. Le proteine, a definite e personali quantità giornaliere, sono in grado di esercitare una azione frenante sulla secrezione del cortisolo. Un pasto proteico è in grado inoltre di attivare la secrezione di glucagone con effetto glicogenolitico con liberazione di glucosio dal glicogeno epatico e muscolare. L’insieme di questo profilo ormonale va tenuto presente nell’inquadramento biochimico e metabolico del soggetto obeso con marcata adiposità viscerale. Lo schema dietetico dovrà tenere conto della “qualità” degli alimenti e non solo della “ quantità” delle razioni alimentari e delle Calorie giornaliere.
La diagnostica nutrizionale permette oggi di avere essenziali informazioni cliniche sul metabolismo basale,sul consumo effettivo giornaliero individuale mediante la fascia metabolica portata al braccio per 24 ore,come un “holter” metabolico,sulla composizione corporea,sul consumo personale dell’ossigeno e del grado di saturazione dell’ossigeno variabile da soggetto a soggetto,sulla attività motoria giornaliera e sul tempo dedicato al sonno e altre variabili metaboliche e cliniche. La conoscenza del “ corpo biologico” è prioritaria per la scelta dello stile,qualità e quantità della alimentazione giornaliera. In questi ultimi anni si sta passando dalla centralità del cibo,uguale sul piano della composizione chimica per tutti quando è sulla tavola fuori dall’organismo ,alla centralità del “corpo” che è diverso ed unico .Il cibo è chimicamente uguale per tutti ,ciascuno ha il “suo”corpo. Quindi non esiste una dieta uguale e valida per tutti. Si sta passando inoltre dal peso letto in kg sulla bilancia verso la conoscenza della composizione corporea, cioè la conoscenza della massa grassa e sua localizzazione, della massa magra muscolare, dell’acqua corporea globale da suddividere poi in acqua intracellullare e extracellulare e della massa ossea.
Ed ancora la attenzione si sta concentrando dalle Calorie ai Nutrienti intesi come molecole che l’organismo deve introdurre ogni giorno. E’ necessario educare la persona facendo passare la sua attenzione dalla “dieta” ad un sano stile alimentare e nella sua vita.- Il cibo non è solo Calorie ! Il Medico di Medicina Generale e il Pediatra di libera scelta sono chiamati a svolgere un ruolo di educatori e di formatori di una alimentazione consapevole per prevenire patologie degenerative e l’obesità.
MEDICO
SPECIALISTA SCIENZA DELLA ALIMENTAZIONE
MEDICINA PREVENTIVA
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Ambulatorio Nutrizione Clinica Roma - Arezzo
Segreteria Tel. 0575 / 40.11.70




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