Il tema della settimana Archivi - Dott. Pierluigi Rossi
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PERCHE’ e COME SI INGRASSA: IL GRASSO CREA NUOVO GRASSO OGNI GIORNO

Nel corpo umano la massa proteica domina sulla massa grassa. Con il passare degli anni, però, uomini e donne vanno incontro a una progressiva riduzione delle proteine e a un aumento del grasso corporeo. Una persona può mantenere lo stesso peso, ma cambia la sua composizione corporea. Il processo di invecchiamento consiste nel perdere muscolo, acqua corporea ed incrementare il peso e il volume della massa grassa. Quando il grasso domina sulla parte magra muscolare, siamo al Breakpoint: il punto di rottura, che causa patologie croniche degenerative. Per conoscere la diagnosi della propria composizione corporea, la massa magra e la massa grassa, si può eseguire l’impedenziometria in ogni ospedale e clinica.

Grasso genera grasso, e più grasso viene accumulato e più si tende ad aumentarlo. Si tratta di grasso visibile sulle zone anatomiche e di grasso invisibile perché accumulato nel sangue e negli organi corporei. Con serie ed oggettive difficoltà a recuperare un sano peso forma.

 

GRASSO GENERA NUOVO GRASSO

L’obesità è generata dall’eccessiva presenza di adipociti bianchi, cellule deputate a stoccare al loro interno l’eccesso dei grassi alimentari. All’interno degli adipociti bianchi arrivano molecole lipidiche, non certo le calorie!

Gli adipociti bianchi si formano dai pre-adipociti, che a loro volta si formano dalle cellule staminali mesenchimali. Queste sono le cellule madri dalle quali si possono avere vari tipi istologici di cellule: miociti (muscolo), fibroblasti (tessuto connettivo), osteociti (osso)… Gli adipociti non hanno mitosi, cioè un adipocita non si divide per formare un nuovo adipocita. Le altre cellule hanno mitosi.

Quando una persona mangia un eccesso di lipidi e di carboidrati glicemici, che si possono trasformare nel fegato in grassi saturi, l’organismo deve gestire un eccesso di acidi grassi da stoccare all’interno degli adipociti esistenti in quel momento nel proprio organismo.

Gli acidi grassi entrano all’interno degli adipociti, che aumentano di volume. Questa condizione si chiama IPERTROFIA degli adipociti.

 

VOLUME ADIPOCITI: IPERTROFIA

Il continuo stoccaggio degli acidi grassi all’interno fa aumentare il volume degli adipociti fino ad una dimensione critica, oltre la quale non si può andare perché l’adipocita esploderebbe come un palloncino troppo pieno di aria! La Natura ha protetto gli adipociti perché sono sede di energia per tutte le cellule del corpo umano.

Le cellule umane devono avere un rifornimento costante e continuo di energia, indipendentemente dai nostri singoli atti alimentari. Quindi raggiunta la dimensione critica, l’adipocita modifica il suo assetto genico, la sua sintesi proteica e comincia a produrre nuove proteine: le citochine (TNF alfa, Interleuchina 6 e altre). Sono proteine infiammatorie, escono dall’interno degli adipociti, agiscono nel tessuto connettivo dell’organo adiposo.

Hanno lo scopo di bloccare l’entrata degli acidi grassi all’interno degli adipociti al fine di non farli “esplodere”! Gli adipociti sono colpiti da obesità cellulare: definita come eccesso di acidi grassi saturi intracellulari.

La obesità cellulare precede e condiziona la formazione della obesità anatomica che si vede perché compare nelle classiche zone corporee: addome per uomini e donne in menopausa, glutei, cosce, gambe per le donne in età fertile. In questa condizione scatta la formazione di nuovo grasso. Cioè la persona “parte” verso l’accumulo di grasso corporeo.

 

NUMERO ADIPOCITI: IPERPLASIA

Le citochine agiscono sui pre-adipociti che si trasformano in adipociti in grado di accumulare gli acidi grassi che ogni giorno arrivano con un’errata alimentazione. I nuovi adipociti vanno incontro allo stesso percorso, accumulano lipidi al loro interno (obesità cellulare). Ma c’è di più! Le citochine, l’insulina, l’eccesso di acidi grassi saturi alimentari stimolano le cellule staminali mesenchimali presenti nel tessuto adiposo, che si trasformano in nuovi pre-adipociti e poi in adipociti. Questa situazione si chiama IPERPLASIA. Il numero degli adipociti in grado di stoccare acidi grassi saturi aumenta giorno dopo giorno. È un silenzioso, continuo processo di accumulo che porta ad aumentare giorno dopo giorno la massa adiposa e il peso corporeo.

Poiché gli adipociti sono cellule perenni, un adipocita può vivere per decenni nel tessuto adiposo una volta formato. Controllare l’introito alimentare, con una dieta, può ridurre il volume dell’adipocita, ma il numero degli adipociti resta fisso nel tempo. Sta qui il fallimento delle diete ipocaloriche.

Possiamo dimagrire svuotando gli adipociti, riducendo il loro volume, ma il loro numero resta. Cosicché quando si ricomincia a mangiare male, essi si riempiono di nuovo e ricompare la obesità ed accumulo di grasso corporeo nelle zone anatomiche deputate per lo stoccaggio dei grassi.

 

DAL GOSSIP DIETETICO ALLA SCIENZA

Bisogna bloccare prima possibile la formazione degli adipociti dalle cellule staminali.

Ogni anno possiamo perdere solo il 10% degli adipociti formati e presenti nel tessuto adiposo. Resta il 90%! Quindi se una persona ha un netto accumulo di massa grassa, ha adipociti grossi, voluminosi, ma ha tanti, troppi adipociti!

Gli adipociti vivi e attivi possono ricevere sempre gli acidi grassi alimentari. Stanno lì, ad aspettare, ma vivi! Pronti ad accumulare di nuovo grasso. Una persona lentamente ritorna ad accumulare grasso e riprende il peso iniziale, perché non ha eliminato i suoi adipociti!

Sta qui il fallimento delle diete ipocaloriche

Un serio programma per recuperare il peso forma e fermare la formazione di nuovi adipociti è basato su due obbiettivi, agendo sul volume e sul numero degli adipociti bianchi:

1- obiettivo iniziale: ridurre il volume degli adipociti, bloccando il processo infiammatorio del tessuto adiposo bianco

2 – obiettivo finale: ridurre il numero degli adipociti bianchi, riducendo la produzione di citochine infiammatorie e la conseguente infiammazione del tessuto adiposo; si può dimagrire solo con un tessuto adiposo sano e non infiammato;

Questo programma può essere monitorizzato attraverso la ricerca nel sangue della proteina c reattiva.

GRASSO CORPOREO e CUORE

Valori della proteina c reattiva superiori a 0.5 mg per 100 ml vuol dire che il volume e il numero degli adipociti sono in piena crescita e che ci si trova davanti a uno stato di infiammazione cronica. Da rimuovere per la salute dell’intero organismo, per la prevenzione del diabete mellito tipo 2, ipertensione arteriosa, patologie cardiache.

In solo in 1 kg di grasso corporeo son presenti circa 10 km di capillari sanguigni.

Pertanto una persona con 10 kg di massa grassa in eccesso, ha circa 30 km di vasi sanguigni in più, dove far scorrere i suoi 5 litri di sangue. Aumenta la pressione arteriosa e il battito cardiaco. Non esiste una obesità sana.

La proteina c reattiva può essere alta anche in chi è magro come peso, ma è metabolicamente obeso! Perché ha un numero minore di adipociti con un volume troppo espanso.

Se si riduce il volume degli adipociti, si riduce anche il valore della proteina c reattiva! Avere valori elevati di proteica c reattiva nel sangue vuol dire essere colpiti a infiammazione sistemica. Il processo di invecchiamento è iniziato ed è un processo infiammatorio cronico sostenuto dalla massa adiposa in eccesso. È difficile arrivare e superare i 90 anni se siamo obesi. Più è alta la massa grassa corporea e più breve sarà la vita. Purtroppo il piacere diventa dispiacere!

Guidare la mano che porta il cibo dal piatto alla bocca vuol dire realizzare una alimentazione consapevole. La salute sta nel piatto.

Buona giornata in salute.

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Semi-di-salute

I semi della salute: integratori naturali

Sono buoni e fanno bene. Trascurati, ma oggi valorizzati. Sono i semi di alcune piante.

Sono stati chiamati “frutta secca” e così le noci, le mandorle sono finite insieme con fichi secchi e uvetta. Insomma una grande confusione, segno di non conoscenza del valore nutrizionale dei semi. Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria. Non sono frutti, ma semi!

La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya…

 

Questi semi sono alimenti che dopo anni di scarsa considerazione e confuso inserimento in altri gruppi alimentari hanno trovato oggi la loro carta di identità nutrizionale.

 

Oggi sono tutti inseriti in una unica voce alimentare di “semi oleosi”, cioè semi vegetali in grado di produrre olio.

 

Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.

Saggia e sana scelta mangiare ogni giorno una porzione di 20 grammi dei semi più graditi o direttamente oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt, crema Budwig…, invece di assumere integratori chimici, artificiali, cosi tanto di moda.

 

Le molecole della salute

Da sempre nella dieta mediterranea, oggi i semi sono studiati e riabilitati dalla moderna scienza della alimentazione, che mira allo studio delle loro molecole alimentari e del loro effetto sulla salute e longevità del corpo umano. La conoscenza dei semi è salute. Sempre più numerosi sono gli studi e ricerche scientifiche sul valore nutrizionale dei semi.

 

Le molecole della salute contenute nei semi oleosi sono:

PROTEINE con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare una efficiente funzione sull’endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, efficace microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.

LIPIDI POLINSATURI con interessanti dosi di omega 3, precursori di EPA e DHA, omega 6.

MINERALI (magnesio e zinco in particolare)

VITAMINE idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)

RIDOTTA DOSE di CARBOIDRATI

BUONA DOSE FIBRA IDROSOLUBILE

PRESENZA di MODULATOTI GENICI (molecole capaci di agire sul DNA cellulare).

 

 

Ciascun seme ha la sua carta di identità nutrizionale.

 

Noci

Le noci hanno il più alto contenuto in omega-3, che nell’organismo producono le frazioni omega-3 EPA e DHA, essenziali per ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. Le noci possono sostituire il pesce in chi non introduce questo alimento, per assumere la giusta dose giornaliera di omega 3. È consigliato un consumo di 2-3 noci al giorno. Le noci hanno il più alto potere anti ossidante (Unità ORAC).

Le noci contengono un aminoacido valido: l’arginina!

 

Mandorle

Possono essere consumate come semi, oppure come latte oppure come olio. Contengono dosi generose di proteine, magnesio, omega -3, vitamina E, vitamina B2 rame e manganese, elevata fibra alimentare. Grandi virtù presenta l’olio, che combatte pelle secca e smagliature, nutre i capelli aridi e secchi e previene le ragadi al capezzolo durante l’allattamento.

 

Nocciole

Si distinguono dagli altri semi oleosi per il ricco contenuto di vitamine B1, A, C ed E. Sono un’ottima fonte di fitosteroli, sostanze ritenute importanti nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Le nocciole possiedono un netto potere anti ossidante.

 

Pistacchi

Ottimo valore anti ossidante, alcalinizzante e notevoli quantità di vitamina B6 e rame. Buona dose di aminoacidi ramificati, utili nella attività motoria e sportiva

 

Arachidi

In realtà è un legume, ma sempre considerato un seme oleoso: contiene ottima dose di proteine con aminoacidi attivi sul tono dell’umore come fenilalanina e triptofano, vitamina E, B3 (niacina), manganese, magnesio. Ottimo è anche il contenuto in fibra con prevalente frazione insolubile

 

Sesamo

Elevato potere anti ossidante, interessanti quantità di magnesio, calcio, ferro, fosforo, manganese, zinco e moltissimo rame ed omega-3. Si presta molto come ingrediente aggiuntivo del pane, prodotti da forno, yogurt…

 

Pinoli

Sono i semi più ricchi proteine, contengono la più alta dose di arginina, aminoacido fondamentale per una efficiente attività neuronale, sessuale, per la produzione di ossido nitrico protettivo del sistema vascolare, buona dose di omega-3, vitamina B1, magnesio, fosforo, rame e manganese.

 

Semi girasole

È il seme indicato a chi fa attività motoria e sportiva per è il più ricco in magnesio, tra i più ricchi in proteine con il più alto contenuto in aminoacidi ramificati: il girasole è indicato più come seme che come olio di girasole; i semi di girasole sono ottimi nel muesli del mattino o come ingrediente aggiuntivo del pane o altri prodotto da forno o in insalate, buona dose di omega-3 ed omega-6, vitamine B1 e B6, fosforo, manganese, rame, selenio.

 

Semi zucca

Sono i semi con la migliore azione alcalinizzante, possiedono ottima azione anti ossidante, sono i semi con la più alta dose di carboidrati; contengono ferro, fosforo, magnesio, manganese, rame.

 

Semi lino

Soni i semi con la dose più alta di omega-3, contengono interessanti dosi di fosforo, magnesio, manganese e rame, vanno tritati prima di essere ingeriti per ottenere luna migliore liberazione dei suoi principi attivi, altrimenti interi potrebbero essere espulsi praticamente intatti, quindi inutili. Il lino va utilizzato più come olio che come seme integrale. L’olio di semi di lino, invece, per essere efficace deve essere spremuto con tecniche particolari e conservato in frigo (al buio e al freddo) per evitare irrancidimento e degradazione che lo rendono inutile e produttore di radicali liberi, dunque difficile da trovare di buona qualità.

 

SEMI CHIA

Sono semi ricchi in carboidrati non glicemici, fibra alimentare idrosolubile, tra i più ricchi in acidi grassi polinsaturi, tra i minerali: fosforo, zinco, manganese, rame, calcio.

Buona giornata in salute.

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Vitamina-D

Vitamina D – Sonno – Peso corporeo

Conoscere il proprio valore della vitamina D è una scelta di medicina preventiva.

Consiglio di eseguire la ricerca della vitamina D mediante una semplice analisi del sangue. Occorre conoscere con chiarezza il proprio valore di vitamina D all’inizio dell’Autunno per stare in salute durante l’Inverno.

Ragioniamo assieme.

 

Autunno inverno vitamina D

L’ora legale allunga il tempo della nostra giornata alla luce solare e quindi si hanno modifiche metaboliche ed ormonali nel nostro organismo. Il sole è arbitro della nostra biologia.

In queste condizioni possiamo correre il rischio di avere una carenza di vitamina D. Entrare in autunno e in inverno con una carenza di vitamina D è da evitare. È saggio conoscere il valore della nostra vitamina D in questo periodo perché se il suo valore è già basso (sotto 30 nanogrammi) a fine ottobre, alto è il rischio di avere per tutto l’inverno (quindi per mesi) un valore basso nel nostro organismo.

Il risultato? Un ridotto assorbimento intestinale di calcio, una riduzione di deposizione di calcio nelle ossa con il rischio di osteopenia ed osteoporosi. Con la vitamina D bassa si può avere un aumento del paratormone, responsabile di portare via il calcio dalle ossa. Inoltre la vitamina D è la regina del nostro sistema immunitario, che ci protegge da una maggiore esposizione a malattie infettive e da raffreddamento invernale. Coloro che hanno elevato il loro colesterolo nel sangue, hanno spesso carenza di vitamina D. Consiglio di eseguire questo check-up in questo periodo dell’anno:

– Vitamina D

– Paratormone

– Calcemia

– Ostecolcina

– Colesterolo totale, HDL, LDL.

 

Vitamina D ormone

Conosciamo meglio la vitamina D, oggi definito ormone.

Il 90% della vitamina D del nostro organismo è ottenuta dall’azione dei raggi solari sul colesterolo della cute, che si trasforma in vitamina D.

Con il passare degli anni si può avere carenza di produzione di vitamina D dalla cute.

Il 10% della nostra vitamina D deriva dagli alimenti: pesci, uova, formaggi, burro, funghi.

La vitamina D è una vitamina liposolubile, è accumulata all’interno degli adipociti. Il 40% delle persone non hanno il giusto valore della vitamina D, hanno valori inferiori a 30 nanogrammi. La vitamina D è la presenza del sole all’interno del nostro sangue e delle nostre cellule.

Oggi la vitamina D è considerata un ormone! È uno dei più antichi ormoni steroidei, entra in ogni cellula! Agisce sul metabolismo del calcio e delle ossa! La vitamina D è la regina del sistema immunitario. Una carenza di vitamina D causa una maggiore tendenza alle malattie! La presenza o la carenza della vitamina D condiziona il sonno!

 

Vitamina D e sonno!

Senza la vitamina D si soffre di insonnia. Non si dorme bene. Ricerche attuali stanno confermando il ruolo della vitamina D sul sonno per l’azione della vitamina D su nuclei dell’ipotalamo, un centro del cervello che ha funzioni di regia delle principali funzioni vitali! Valori inferiori a 30 nanogrammi causa anche insonnia! Non dormire bene, soffrire di insonnia per carenza di vitamina D, genera una maggiore secrezione di grelina un ormone che stimola la fame e il desiderio di carboidrati, di dolci. In questo periodo molte persone soffrono di fame di dolci, melanconia di autunno, di sindrome affettiva stagionale (ho dedicato a questo argomento un post al quale rimando).

La grelina viene prodotta dallo stomaco e dall’ ipotalamo!

 

Sonno e peso corporeo.

Dormire male, soffrire di insonnia stimola la secrezione di grelina, ormone della fame e dell’appetito, stimola a mangiare di continuo. L’insonnia riduce la presenza di un altro ormone: la leptina che produce sazietà. Essa è prodotta dagli adipociti. La leptina e la vitamina D vanno insieme, escono dagli adipociti, vanno nella linfa e nel sistema linfatico e poi nel sangue ed arrivano all’ipotalamo, dove stimolano il sonno e la sazieta’!

La vitamina D stimola il sonno profondo che riduce la secrezione di grelina, riducendo la sensazione di fame di dolci, si riduce il peso corporeo! Con il sonno indotto da vitamina D si può dimagrire con una sana alimentazione! Consiglio di esporsi al sole, controllare il proprio valore della vitamina D nel sangue, verificare durata e qualità del sonno!

In caso di carenza di vitamina D, consiglio una integrazione con alcune gocce da assumere nel tardo pomeriggio per ottenere i benefici della vitamina D sul sonno, sul controllo della grelina (ormone della fame) e leptina (ormone della sazietà).

Chi russa tende ad avere valori elevati di grelina con il desiderio di mangiare di continuo. Chi ha accumulo di grasso può avere sequestrata la vitamina D all’interno dell’organo adiposo.

La vitamina D, liposolubile, si accumula negli adipociti e viene rimessa in circolo solo attraverso il sistema linfatico. Coloro che hanno il sistema linfatico compromesso possono avere carenza di vitamina D.

 

Buona giornata in salute.

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nutrizione-connettivo

Nutrizione e tessuto connettivo

Il cibo è la migliore medicina naturale per vivere in salute e a lungo.

 

Come medico sono preoccupato!

 

Molte persone non conoscono la esistenza del tessuto connettivo nel corpo umano. La decadenza funzionale ed estetica e molte patologie croniche degenerative nascono nel tessuto connettivo danneggiato.

 

La patologia del connettivo sta crescendo, sono colpite soprattutto le donne ad ogni età.

Il connettivo è il tessuto capace di “connettere”, unire le cellule tra loro. Costituisce il mare in cui si trovano le cellule. E spesso questo mare è inquinato dalle molecole alimentari introdotte in eccesso.

 

L’eccesso di glucosio quotidiano genera la glicazione del collagene, con degenerazione del tessuto connettivo, che altera la nutrizione e l’ossigenazione delle nostre cellule, con produzione di eccesso di ioni di idrogeno, che creano acidità tessutale.

 

Il tessuto connettivo alterato genera un sistema linfatico non efficiente. Il tessuto connettivo e il sistema linfatico, uniti tra loro, costituiscono il sistema immunitario. Le donne sono colpite dalle malattie autoimmunitarie più degli uomini. Come ha dimostrato la medicina di genere.

 

 

Che fare?

Realizzare una semplice scelta alimentare ogni giorno contribuisce a mantenere efficiente e proteggere il tessuto connettivo e con esso il sistema linfatico ed immunitario.

Ogni giorno la mia famiglia ed io produciamo e beviamo a casa nostra succhi vegetali ottenuti con frutta e verdura fresca di stagione. Consiglio a chi legge questo post di riflettere ed applicare subito la scelta di consumare ogni giorno centrifugati vegetali.

Questi sono gli scopi nutrizionali:

  1. Introduzione di dosi generose di vitamine e minerali.
  2. Introduzione di modulatori genici vegetali in grado di proteggere il DNA cellulare.
  3. Introdurre acqua biologica alimentare, alcalina.
  4. Alcalinizzare la matrice extra cellulare per garantire integrità del tessuto connettivo, efficienza del sistema linfatico in grado di drenare la linfa e con essa i grassi, le proteine e altre molecole dal liquido interstiziale presente tra le cellule dei nostri tessuti e organi.

Dopo aver provato questo consiglio, valutate il vostro stato di salute e di efficienza motoria ed estetica, se si è modificato. I centrifugati vegetali possono essere prodotto con due strumenti.

 

 

Estrattore o centrifuga: una scelta di salute.

Attraverso questi due elettrodomestici è possibile ottenere succhi da quasi tutte le varietà di frutta e verdura, permettendo il consumo di ortaggi crudi che vengono solitamente mangiati solo cotti, come nel caso dei broccoli. Esistono delle sostanziali differenze tra centrifughe ed estrattori da valutare prima di procedere nell’acquisto della macchina, a seconda delle proprie esigenze.

 

Centrifuga

Le centrifughe utilizzano la forza centrifuga e attraverso rotazioni ad alta velocità sono in grado di allontanare il succo della frutta o della verdura dalla polpa (fibra).

La frammentazione della frutta e della verdura, nonché l’elevato numero di giri della centrifuga può compromettere, in parte, il valore nutrizionale degli alimenti utilizzati.

 

Estrattore

L’estrattore è un elettrodomestico di dimensioni simili alla centrifuga ma a differenza della centrifuga consente di ottenere succhi dalla frutta e dalla verdura macinandola con movimenti simili alla masticazione.

Rispetto alle centrifughe, gli estrattori lavorano a velocità inferiori, sono più silenziosi e sono in grado di estrarre quantità maggiori di succo producendo meno scarto. Oltre ad essere più efficiente rispetto a una centrifuga, uno dei vantaggi maggiori dell’estrattore è quello di essere in grado di estrarre il succo anche da verdure a foglia, come spinaci, erbe aromatiche, erba di grano. Inoltre, la pulizia dell’estrattore risulta più semplice e veloce rispetto a quella della centrifuga.

 

Lo svantaggio degli estrattori è senza dubbio il prezzo, più elevato di una centrifuga. Gli estrattori impiegano più tempo rispetto alle centrifughe per estrarre il succo. Una centrifuga impiega circa 2 minuti, contro i 10/15 minuti di un estrattore. L’estrattore di succhi a freddo permette, però, di ottenere succhi migliori, più completi, più ricchi in nutrienti rispetto alla centrifuga.

 

I centrifugati o i succhi estratti a freddo consentono di assumere molecole e nutrienti attivi nell’intestino, a recuperare una migliore funzionalità intestinale modulando il microbiota (organo composto da miliardi di batteri e comunità microbiche ubicate in prevalenza nel colon).

Consiglio di unire la verdura fresca con la frutta ed procedere ad una centrifugato o meglio ad estrarre un succo per apportare polifenoli, flavonoidi, antocianine, rutina, sulforafano, resveratrolo… e tante altre molecole attive in positivo sui batteri intestinali e su tutte le nostre cellule.

 

Queste molecole vegetali sono essenziali perché agiscono sul nostro DNA, proteggendolo.

Consiglio centrifugati ed estratti vegetali soprattutto a chi non mangia frutta e verdura, come succede in molte famiglie.

Buona giornata in salute.

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genomica-nutrizionale

Le molecole alimentari agiscono sul DNA. Dal cibo al DNA. La genomica nutrizionale.

Il grande mondo della nutrizione sta davvero cambiando e restare a calcolare le calorie giornaliere vuol dire restare prigionieri di un mondo scientifico finito, crollato per sempre!

La genomica nutrizionale è il nuovo orizzonte per la salute e per il recupero di un sano peso corporeo. Il cibo sulla tavola è uguale per tutti nella sua composizione corporea, ma ciascuno di noi ha il suo DNA.

Incoraggio i colleghi medici e tutte gli operatori sanitari ad entrare nel mondo della genomica nutrizionale.

Incoraggio tutte le persone ad uscire dai tagli lineari delle calorie giornaliere e sviluppare le conoscenze del vitale rapporto tra cibo e i nostri geni contenuti nei cromosomi.

 

 

Fat line e genomica nutrizionale

La genomica nutrizionale è la scienza che studia come le molecole contenute negli alimenti sono in grado di intervenire sul DNA, attivando alcuni geni o al contrario regolandoli negativamente (up-o- down regulation). I nutrienti alimentari che possono agire sul DNA, su singoli geni, modulando la loro espressione genica, sono detti modulatori genici.

 

La espressione genica è il processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene viene convertita in una macromolecola funzionale (tipicamente una proteina, un enzima con proprie specifiche funzioni metaboliche ed ormonali). Garantire una espressione genica in grado di fornire enzimi attivi sul metabolismo glucidico, lipidico, protidico è possibile attraverso la assunzione alimentare di molecole in grado sostenere e potenziare i sistemi biologici contro l’accumulo di massa grassa, controllando la proliferazione e la differenziazione degli adipociti bianchi

 

 

Modulatori genici

Limitare l’intervento dietetico solo al controllo del bilancio energetico giornaliero (calcolo delle calorie giornaliere) è riduttivo e non è sufficiente al recupero del peso forma e a ridurre l’epidemia della obesità.

Gli alimenti contengono molecole che non forniscono alcuna caloria, come vitamine, minerali, fibra alimentare, polifenoli, antociani, flavonoidi, caroteni…. Molecole essenziali per la vita delle cellule.

 

Molecole di origine vegetale e marine in grado di agire sul patrimonio genetico condizionando l’accumulo e il rilascio degli acidi grassi saturi, l’utilizzo dell’ossigeno all’interno delle cellule.

 

Il cibo è il principale mediatore tra l’ambiente esterno e il nostro patrimonio genetico. Le molecole nutrienti attive sui geni, sul DNA sono chiamate modulatori genici, perché modulano cioè orientano la risposta dei geni alle molecole arrivate all’interno delle cellule. Fermarsi a considerare solo l’entrata calorica giornaliera, dimenticando che all’interno delle cellule esistono sistemi biologici gestiti dai geni con il loro DNA, è riduttivo e non evidenzia invece la capacità del corpo umano di resistere all’attuale pressione obesiogena.

 

I modulatori genici agendo sul DNA intervengono sulla gestione delle molecole nutrienti entrate e presenti all’interno di ogni cellula. Limitare l’intervento dietetico solo al controllo del bilancio energetico giornaliero (calcolo delle calorie giornaliere) è riduttivo e non è sufficiente al recupero del peso forma e a ridurre l’epidemia della obesità. È necessario garantire in ogni atto alimentare una adeguata dose di modulatori genici di origine per lo più vegetale e marina.

 

 

Dieta personalizzata

Ogni cellula ha un sesso. Esiste la genomica nutrizionale di genere, cioè donna ed uomo hanno reazioni diverse allo stesso cibo perché hanno geni e cromosomi diversi nelle loro cellule!

Tutti sappiamo che pur seguendo la stessa dieta, alcune persone presentano un eccesso di peso, alcune possono sviluppare malattie cardiache o allergie o patologie auto immunitarie, altre non presentano alcuna patologia e mantengono il loro peso forma.

 

Quante volte è capitato di notare persone che non ingrassano pur mangiando molto o altre che acquistano peso e massa adiposa con più facilità di altre?

 

Come mai gli effetti dannosi di una alimentazione non equilibrata si manifestano in maniera diversa da persona a persona?

 

La risposta a queste domande e a queste apparenti incongruenze è scritta nei geni ma soprattutto sull’azione che molecole introdotte nell’organismo con il cibo, respiro, con bevande e altre vie di ingresso possono esercitare la loro azione di modulare la risposta dei geni, del DNA di ciascuna persona. L’alimentazione e alcuni nutrienti specifici possono condizionare le funzioni del nostro DNA. Il cibo “parla” con il nostro patrimonio genetico, le sue parole sono le molecole in esso contenute. Le molecole alimentari dotate di azione sui geni, sul DNA, sul nostro patrimonio genetico si chiamano modulatori genici.

 

 

Obesità patologia fenotipica

La obesità è una patologia fenotipica, complessa generata da molteplici reazioni fisiopatologiche che sono interdipendenti, che avvengono nello stesso tempo in sedi anatomiche diverse tra loro. È troppo riduttivo pensare di ridurre il peso corporeo e accumulo di massa grassa con il solo controllo del calcolo delle calorie giornaliere.

Questa linea di azione per arginare il sovrappeso e obesità è dominante nell’attuale società, frutto di una visione culturale e scientifica basata sul modello di reazioni lineari, di “tagli lineari” di alimenti giornalieri.

Con questo modello di azione dietetica basata sul taglio lineare delle Calorie giornaliere non si interviene sulla causa della obesità e sovrappeso e si può ottenere risultati parziali e limitati nel tempo. È la dieta che si realizza in tempi ristretti, per poi recuperare ancor più il peso corporeo perso, è la filosofia del cibo “miracolo”, di “sette chili in sette giorni”, del “farmaco che scioglie il grasso”.

È un modello di dietologia sintomatologica, si vuole affrontare i segni e i sintomi del sovrappeso e obesità, senza affrontare la loro prima causa: la obesità cellulare con le sue conseguenze complesse e sistemiche interagenti su tutto l’organismo.

È “gossip dietetico”.

 

Questo modello di agire verso la obesità e il sovrappeso non porta ad alcun risultato certo e duraturo perché il corpo umano è un organismo biologico complesso che non vive con reazioni lineari. Il sovrappeso, l’obesità cellulare e anatomica aumentano sempre di più ad ogni età e sesso, compromettendo la salute, l’immagine estetica, la performance di vita di lavoro e di relazione.

Il pensiero lineare si basa sulla considerazione: se taglio le calorie giornaliere devo ottenere la riduzione del peso e dell’accumulo di massa grassa accumulata. Si possono ridurre alcuni Kg di peso corporeo, ma dopo alcune settimane si ha il blocco nella perdita di peso, la interruzione della dieta temporanea, il recupero del peso perso.

Il corpo umano e le cellule non ragionano con il modello dei tagli lineari del cibo e delle calorie giornaliere. È un modello culturale, non naturale che antepone il cibo al corpo.

Le cellule umane non conoscono, non comprendono questo modello di agire.

Il corpo e le cellule reagiscono all’arrivo al loro interno delle molecole nutrienti ottenute con alimentazione e respirazione con molteplici e contemporanee reazioni biochimiche, ormonali, geniche. Nessuna caloria entra all’interno delle cellule.

Ogni volta che mangiamo il nostro patrimonio genetico entra in funzione per gestire l’arrivo e l’utilizzo delle molecole nutrienti.

 

 

Buona giornata in salute.

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MEDICINA-DELLA-CONSAPEVOLEZZA

Dalla medicina della sintomatologia alla medicina della consapevolezza

Colesterolo alto: una compressa di statina; intestino pigro: un lassativo; pressione arteriosa alta: una capsula; artrosi: un’altra pasticca… E così via, per tanti altri sintomi e segni clinici.

Si vive nell’epoca della medicina della sintomatologia. Si curano i sintomi, talvolta senza affrontare e conoscere la causa della malattia da rimuovere per guarire davvero. Ci stiamo trasformando in consumatori di farmaci a vita, giorno dopo giorno.
Il corpo umano è stato ridotto a singole patologie d’organo: cardiologo, ortopedico, ginecologo, grastroenterologo… perdendo l’unità dell’organismo umano.
Si sta perdendo la cornice della grande tradizione di clinica medica italiana di derivazione umanistica, che conosceva la complessità unitaria del corpo umano.
Questo scenario ha generato salute, un aumento nella speranza di vita, un grande sviluppo nel consumo dei farmaci e delle indagine diagnostiche.
Ritengo che occorra passare dalla medicina della sintomatologia alla medicina della consapevolezza. Essere consapevole della propria salute vuol dire essere “padroni” della propria salute.
Essere consapevole vuol dire non delegare ad altri ciò che possiamo fare noi con la nostra volontà. La conoscenza è salute. L’ignoranza, intesa come non conoscenza, è patologia. La malattia è il risultato di una scarsa attenzione verso il proprio corpo. Occorre sviluppare una maggiore attenzione verso la medicina preventiva.

 

CAUSE DI MALATTIE E DI SALUTE

La più moderna ricerca scientifica afferma che le chiavi della salute e della durata della nostra vita dipendono per
– il 30% dalla genetica ereditata dai nostri genitori
– il 20% dal sistema sanitario –
– il 50% dal nostro stile di vita.
L’organizzazione sanitaria (Ospedali, cliniche, medici, farmaci , diagnostica…) interviene solo per il 20% nella determinazione dello stato di salute di una persona, nonostante i grandissimi costi.
Il 30% per mantenere salute e longevità è data dalla genetica avuta dai nostri genitori. Il 50% della nostra salute dipende dai nostri comportamenti giornalieri!
Cioè siamo soprattutto noi a condizionare la salute e la durata della nostra vita. Sono comparse e si diffondono sempre di più le “malattie comportamentali” generate da comportamenti aggressivi contro il proprio corpo: cattiva alimentazione, fumo, alcool, stress, grave perdita di muscolo per scarsa attività motoria, droga, inquinamento ambientale. La malattia nasce da una scarsa attenzione verso il proprio corpo. Quindi sta a ciascuno di noi guidare, gestire la propria salute in modo consapevole, senza delegare ad altri ciò che possiamo fare noi con la nostra volontà e conoscenza dei rischi per le malattie.

 

ECOLOGIA DELLA SALUTE

Con la nostra volontà decidiamo per il 50% il nostro stato di salute!
Significa essere sani per scelta e realizzare la medicina della consapevolezza, cioè non delegare solo ai farmaci, ai medici, alla diagnostica scientifica ciò che possiamo fare noi in ogni giorno della nostra vita. È una rivoluzione di pensiero e di organizzazione sanitaria, di sistema di produzione agro-alimentare, di sistema economico produttivo e di vita giornaliera! Significa uscire dalla cultura della “delega” ad altri della nostra salute e tornare alla riappropriazione totale della responsabilità dello stato di salute soggettiva.
Assumere questo punto di relatività di osservazione della nostra salute vuol dire cambiare del tutto la prospettiva con cui si guarda al nostro organismo, significa avere un approccio preventivo, “ecologico”, di conoscenza e di rispetto della nostra “casa” anatomica.

 

A TAVOLA LA PRIMA PREVENZIONE

Applicare la medicina della consapevolezza richiede informazione e conoscenza sulla fisiologia, sulla biochimica e su quanto altro è necessario conoscere sul proprio corpo. Essa fa emergere una domanda scientifica di conoscenza diretta sul funzionamento fisiologico e patologico del nostro corpo.
Tutta la divulgazione medica presente nei mass media in questi anni nasce da questa domanda di conoscenza scientifica. Una sana alimentazione svolge un ruolo primario nella moderna coscienza della medicina della consapevolezza. Per questo motivo la nutrizione ha assunto una netta centralità nel condizionare la salute di ciascuno di noi. Avviene a tavola la prima prevenzione contro patologie degenerative e contro i tumori.
Concentriamo la nostra attenzione su alcuni check-up mirati e finalizzati alla conoscenza della funzionalità del nostro organismo per prevenire l’invecchiamento metabolico–ormonale.
Non basta eseguire analisi per prevenire il decadimento fisico e metabolico-ormonale, occorre scegliere precise analisi e non altre!

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A tavola: dalla quantità alla qualità

I marchi di qualità alimentare (DOP, DOCG, IGP…filiera Km 0…) sono attuali o superati? Garantiscono il produttore oppure il consumatore?

Ogni giorno ciascuno di noi mangia da 2 a 3 kg di cibo. Questo cibo è composto da molecole che entrano nel nostro intestino, lo attraversano tutto, arrivano alle nostre cellule e terminano sul nostro DNA cellulare, condizionandolo. Ogni giorno! La salute sta nel piatto quotidiano. Le tabelle nutrizionali conosciute possono risultare del tutto inattendibili e non veritiere perché la composizione nutrizionale degli alimenti subisce ampie oscillazioni in rapporto alle diverse modalità di coltivazione e di allevamento.
La qualità alimentare di un alimento esprime la sua composizione nutrizionale. La qualità nutrizionale controlla la salute e il peso corporeo, più che la quantità del cibo ingerito.
La qualità nutrizionale cambia in rapporto alle tecniche di coltivazione e di allevamento (che sono per lo più finalizzate alla massima resa in campo per i vegetali, nella stalla per gli animali) e nella resa economica.
Gli immensi viali del cibo accatastato nei supermercati “finiscono” dentro il nostro intestino e attraversano il nostro intero organismo. Ogni giorno!

 

SICUREZZA NUTRIZIONALE

Noi mangiamo sempre più prodotti alimentari e meno cibo. Il prodotto alimentare è un alimento manipolato dalla tecnologia e forzato nella sua produzione agro-alimentare. Il cibo è ciò che offre la natura senza manipolazione tecnologica, senza la coltivazione spinta verso la resa in quantità. La farina e gli alimenti da essa derivati sono prodotti alimentari. I cereali integrali, biologici, sono cibi.
Noi mangiamo ciò che gli animali mangiano. Noi mangiamo ciò che i vegetali hanno assorbito dalla terra e dai concimi. Per la salute non basta assicurare la sicurezza alimentare e garantire alimenti indenni da contaminazione chimica, microbiologica. Occorre assicurare anche la qualità e la sicurezza “nutrizionale”, cioè alimenti contenenti molecole nutrienti non aggressive e non dannose per il nostro organismo. Non basta più un marchio che indica l’origine geografica di produzione agro-alimentare, occorre la garanzia della sicurezza nutrizionale. Più sicurezza nutrizionale e meno marketing.

 

MANGIARE È UN ATTO AMBIENTALE

Le nostre scelte alimentari condizionano l’ambiente e il paesaggio agricolo, perché esso varia in rapporto alle modalità di coltivazione realizzate. Le varietà dei grani coltivati sono condizionati da chi lavora la loro farina.
Le varietà dei grani utilizzati dipendono dal loro contenuto in proteine. Il consumo dei grani duri è in costante aumento, superiore ai grani teneri. È il contrario di quanto abbiamo mangiato per millenni. Siamo arrivati a selezionare grani duri con 15-16 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto. Le farine ottenute da grani ad alto contenuto in proteine possono essere lavorate meglio nella produzione della pasta alimentare, che così non si scuoce mai.

Pensiamo a quanti prodotti fatti con farina mangiamo in una giornata! Farine forti, ricche di proteine, contengono un altrettanto elevato contenuto in gliadina e in glutenina. Queste due proteine sono separate all’interno della farina. Quando alla farina viene aggiunta acqua, le due proteine si trasformano in una nuova proteina: il glutine. Questo termine deriva dal latino “gluten” che vuol dire “colla”. Un eccesso di alimenti prodotti con farine forti, ricche in proteine, causano una maggiore produzione di glutine. Senza arrivare ad avere la malattia celiaca si possono avere patologie di malassorbimento e di alterata permeabilità intestinale, si può avere una netta modifica del microbiota del colon, responsabile di numerosi quadri patologici in diversi apparati corporei, nonché intolleranze e allergie alimentari, patologie auto-immuni e obesità.

 

LATTE E FORMAGGI

La qualità nutrizionale del latte è condizionato da chi produce formaggi. Una mucca produce ogni giorno per il suo vitellino circa 12-15 litri di latte. Se alla mucca viene data soia, non erba medica, e integratori contenenti metionina (aminoacido essenziale per formare le proteine del latte, in particolare la caseina), la mucca aumenta nettamente i litri di latte prodotti con un migliore tenore in caseina. Più un latte contiene caseina più è alto il suo costo! Un latte ricco di caseina viene lavorato meglio dai caseifici. Un eccesso di caseina non sempre viene ben digerito dal nostri intestino, creando patologie a livello della mucosa del tenue. Tutti concentrati sul lattosio, quando il vero problema è l’eccesso di caseina indigeribile dai nostri villi intestinali. Una alimentazione eccessiva con formaggi ricchi in caseina apporta una forte dose di metionina nel sangue, che se non viene trasformata in cisteina, si accumula sotto forma di omocisteina, che è una molecola altamente tossica e aggressiva contro le pareti delle arterie. Un eccesso di omocisteina favorisce la aterosclerosi molto più del colesterolo. Chi vuole può fare un semplice esame del sangue ricercando la omocisteina e prendere poi i necessari provvedimenti per ridurla: limitare formaggi e salumi, incrementare verdura cruda a foglia verde e frutta (occorre introdurre dosi giuste di acido folico, vitamina B6 e B12).

 

INQUINAMENTO DA OMEGA 6

Mangiamo ogni giorno un eccesso di omega 6, acidi grassi insaturi che se introdotti in eccesso, sopra a 6 g al giorno, possono danneggiare le nostre cellule. Noi mangiamo ciò che mangiano gli animali.
Le tecniche moderne di itticoltura producono pesce il cui contenuto in acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 è inferiore a quello rilevabile nel pesce pescato direttamente nei mari e negli oceani.
Il pesce di allevamento contiene invece una dose maggiore di grassi totali e di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 rispetto al pesce non di allevamento.
Il rapporto tra omega 6 e omega 3 deve essere di 4 a 1. In Italia siamo arrivati ad un rapporto di 15 a 1 e il rapporto peggiora di anno in anno. Siamo inquinati da omega 6. Pensiamo di risolvere questo inquinamento nutrizionale da omega 6 prendendo omega 3, senza alcun reale risultato. Dobbiamo ridurre omega 6.
L’attuale agricoltura ha favorito l’impiego di granaglie per l’alimentazione degli animali da allevamento, dando luogo ad incrementi del contenuto di grassi saturi e di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6. Le granaglie sono ricche di acidi grassi omega-6. Un eccesso di questi acidi della serie omega-6 (acido linoleico) può causare effetti tossici sulle cellule e sugli organi vitali.

 

L’attuale produzione agro-alimentare ha portato ad un sostanziale mutamento della qualità dei principi nutritivi contenuti negli alimenti. Il cibo può essere anche indenne da inquinamento chimico, microbiologico ma non sempre è “sicuro” per il nostro organismo.

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