eXpriMoADmin, Autore presso Dott. Pierluigi Rossi - Pagina 2 di 3
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Nutrizione e tessuto connettivo

Il cibo è la migliore medicina naturale per vivere in salute e a lungo.

 

Come medico sono preoccupato!

 

Molte persone non conoscono la esistenza del tessuto connettivo nel corpo umano. La decadenza funzionale ed estetica e molte patologie croniche degenerative nascono nel tessuto connettivo danneggiato.

 

La patologia del connettivo sta crescendo, sono colpite soprattutto le donne ad ogni età.

Il connettivo è il tessuto capace di “connettere”, unire le cellule tra loro. Costituisce il mare in cui si trovano le cellule. E spesso questo mare è inquinato dalle molecole alimentari introdotte in eccesso.

 

L’eccesso di glucosio quotidiano genera la glicazione del collagene, con degenerazione del tessuto connettivo, che altera la nutrizione e l’ossigenazione delle nostre cellule, con produzione di eccesso di ioni di idrogeno, che creano acidità tessutale.

 

Il tessuto connettivo alterato genera un sistema linfatico non efficiente. Il tessuto connettivo e il sistema linfatico, uniti tra loro, costituiscono il sistema immunitario. Le donne sono colpite dalle malattie autoimmunitarie più degli uomini. Come ha dimostrato la medicina di genere.

 

 

Che fare?

Realizzare una semplice scelta alimentare ogni giorno contribuisce a mantenere efficiente e proteggere il tessuto connettivo e con esso il sistema linfatico ed immunitario.

Ogni giorno la mia famiglia ed io produciamo e beviamo a casa nostra succhi vegetali ottenuti con frutta e verdura fresca di stagione. Consiglio a chi legge questo post di riflettere ed applicare subito la scelta di consumare ogni giorno centrifugati vegetali.

Questi sono gli scopi nutrizionali:

  1. Introduzione di dosi generose di vitamine e minerali.
  2. Introduzione di modulatori genici vegetali in grado di proteggere il DNA cellulare.
  3. Introdurre acqua biologica alimentare, alcalina.
  4. Alcalinizzare la matrice extra cellulare per garantire integrità del tessuto connettivo, efficienza del sistema linfatico in grado di drenare la linfa e con essa i grassi, le proteine e altre molecole dal liquido interstiziale presente tra le cellule dei nostri tessuti e organi.

Dopo aver provato questo consiglio, valutate il vostro stato di salute e di efficienza motoria ed estetica, se si è modificato. I centrifugati vegetali possono essere prodotto con due strumenti.

 

 

Estrattore o centrifuga: una scelta di salute.

Attraverso questi due elettrodomestici è possibile ottenere succhi da quasi tutte le varietà di frutta e verdura, permettendo il consumo di ortaggi crudi che vengono solitamente mangiati solo cotti, come nel caso dei broccoli. Esistono delle sostanziali differenze tra centrifughe ed estrattori da valutare prima di procedere nell’acquisto della macchina, a seconda delle proprie esigenze.

 

Centrifuga

Le centrifughe utilizzano la forza centrifuga e attraverso rotazioni ad alta velocità sono in grado di allontanare il succo della frutta o della verdura dalla polpa (fibra).

La frammentazione della frutta e della verdura, nonché l’elevato numero di giri della centrifuga può compromettere, in parte, il valore nutrizionale degli alimenti utilizzati.

 

Estrattore

L’estrattore è un elettrodomestico di dimensioni simili alla centrifuga ma a differenza della centrifuga consente di ottenere succhi dalla frutta e dalla verdura macinandola con movimenti simili alla masticazione.

Rispetto alle centrifughe, gli estrattori lavorano a velocità inferiori, sono più silenziosi e sono in grado di estrarre quantità maggiori di succo producendo meno scarto. Oltre ad essere più efficiente rispetto a una centrifuga, uno dei vantaggi maggiori dell’estrattore è quello di essere in grado di estrarre il succo anche da verdure a foglia, come spinaci, erbe aromatiche, erba di grano. Inoltre, la pulizia dell’estrattore risulta più semplice e veloce rispetto a quella della centrifuga.

 

Lo svantaggio degli estrattori è senza dubbio il prezzo, più elevato di una centrifuga. Gli estrattori impiegano più tempo rispetto alle centrifughe per estrarre il succo. Una centrifuga impiega circa 2 minuti, contro i 10/15 minuti di un estrattore. L’estrattore di succhi a freddo permette, però, di ottenere succhi migliori, più completi, più ricchi in nutrienti rispetto alla centrifuga.

 

I centrifugati o i succhi estratti a freddo consentono di assumere molecole e nutrienti attivi nell’intestino, a recuperare una migliore funzionalità intestinale modulando il microbiota (organo composto da miliardi di batteri e comunità microbiche ubicate in prevalenza nel colon).

Consiglio di unire la verdura fresca con la frutta ed procedere ad una centrifugato o meglio ad estrarre un succo per apportare polifenoli, flavonoidi, antocianine, rutina, sulforafano, resveratrolo… e tante altre molecole attive in positivo sui batteri intestinali e su tutte le nostre cellule.

 

Queste molecole vegetali sono essenziali perché agiscono sul nostro DNA, proteggendolo.

Consiglio centrifugati ed estratti vegetali soprattutto a chi non mangia frutta e verdura, come succede in molte famiglie.

Buona giornata in salute.

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conosci-corpo-scegli-cibo-post

Conosci il “tuo” corpo. Scegli il “tuo” cibo.

Il metodo molecolare di alimentazione consapevole.

Per una salute nutrizionale.

Per recuperare salute e un sano peso corporeo.

 

Il cibo sulla tavola è uguale per tutti, ciascuno invece ha il “suo” “corpo” unico e diverso da tutti gli altri.

Per dimagrire e mantenere la salute occorre conoscere i meccanismi fisiologici che si attivano ogni volta che mangiamo.

Conoscere il corpo e scegliere il migliore cibo adatto alla salute e a dimagrire!

 

 

STOP AL CALCOLO DELLE CALORIE

Non è il controllo delle Calorie giornaliere a far dimagrire e mantenere il giusto peso forma ed immagine corporea, ma la qualità e la combinazione molecolare di ogni pasto.

Ogni atto alimentare cambia la composizione del sangue in rapporto alle molecole ingerite con gli alimenti e genera uno stato metabolico, ormonale, genico che rende diverso l’organismo dal prima del pasto. Noi siamo diversi da prima del pasto!

 

Occorre chiudere davvero con il calcolo giornaliero delle calorie!

 

Al centro del sistema biologico umano non ci sono più le CALORIE, ma le MOLECOLE introdotte con la alimentazione giornaliera e con la respirazione. Le principali molecole introdotte con la alimentazione e la respirazione sono l’ossigeno, seguito dall’acqua, carboidrati, proteine, lipidi, vitamine, minerali, fibra alimentare ed altre molecole con azione sui geni, sul DNA.

 

 

LA MODULAZIONE METABOLICA

Una porzione di pasta, una porzione di formaggio o di un altro alimento possono contenere lo stesso numero di Calorie, ma contengono molecole diverse.

La pasta contiene in prevalenza carboidrati. Il formaggio contiene proteine e lipidi in prevalenza e non contiene carboidrati. Il profilo metabolico e ormonale è diverso dopo aver ingerito un piatto di pasta oppure una porzione di formaggio perché è diversa la qualità molecolare degli alimenti.

 

È necessario conoscere la qualità molecolare degli alimenti ingeriti, cioè la loro diversa composizione in principi nutritivi, in molecole, e la combinazione molecolare, cioè il rapporto tra carboidrati, proteine e lipidi di ogni atto alimentare al fine di evitare bruschi e rapidi incrementi di glicemia, lipemia, insulinemia post prandiali, variabili metaboliche più rilevanti dopo ogni pasto.

 

Tre sono i parametri che condizionano l’accumulo di massa grassa, il peso corporeo, la salute metabolica, l’immagine corporea sui quali possiamo agire attraverso una sana alimentazione: glicemia, insulina, lipemia dopo i pasti.

 

 

PICCO GLICEMICO

Il picco glicemico è la variazione della concentrazione di glucosio nel sangue dopo un pasto ed è responsabile nel determinare sovrappeso e obesità, adiposità localizzate.

Le variazioni della glicemia post prandiale hanno una maggiore responsabilità metabolica e ormonale per favorire l’incremento del peso corporeo e della massa adiposa. Le persone con glicemia a digiuno relativamente normali possono presentare variazioni glicemiche anomale della glicemia post prandiale.

Nelle persone con normale tolleranza al glucosio, generalmente la glicemia non aumenta oltre i 140 mg/dl (7,8 mmol/l) in risposta ai pasti e, tipicamente, torna ai livelli preprandiali entro due o tre ore.

È quindi salutare che il picco glicemico post prandiale non superi in ogni momento dopo un pasto il valore di 140 mg / 100 ml in un programma di recupero peso forma e di prevenzione della obesità ad ogni età e sesso.

 

La scelta della qualità molecolare dei carboidrati è primaria per la gestione del picco glicemico post prandiale. La quota giornaliera dei carboidrati è composta da carboidrati non glicemici e glicemici.

I carboidrati glicemici influiscono in modo decisivo sul valore della glicemia: amido soprattutto (dolci, pane, pasta, riso, prodotti da forno, alimenti composti con farina, pizza, patate), frutta, zucchero, miele, bevande…

I carboidrati non glicemici non fanno aumentare la glicemia dopo il pasto, ma anzi controllano e tendono a tenere basso il valore della glicemia (fibra alimentare idrosolubile… verdure e ortaggi di ogni tipo…).

 

La fibra alimentare idrosolubile ha un ruolo primario nel controllo dell’assorbimento del glucosio, acidi grassi, colesterolo…formando un gel che agisce sui villi e microvilli dell’intestino tenue. La carenza di fibra idrosolubile nei singoli pasti è una causa di possibili elevati picchi glicemici post prandiali ad ogni età.

 

La verdura non è solo un “contorno” ma un alimento di primaria importanza per il suo apporto di fibra idrosolubile. La verifica soggettiva, mediante un glucometro, del personale picco glicemico post prandiale vuole inglobare e al tempo stesso andare oltre ai due indicatori accettati nello studio della risposta glicemica post prandiale, indice glicemico e carico glicemico

 

Ai fini del controllo del peso corporeo, obesità e patologie degenerative correlate con stato iperinsulinismo e insulino resistenza è prioritario scegliere gli alimenti e gestire la composizione di ogni pasto con riferimento al picco glicemico e all’indice insulinemico post prandiale.

 

 

INDICE INSULINEMICO

L’indice insulinemico esprime l’effetto di un dato alimento sui livelli ematici di insulina (insulinemia). Un alimento si definisce ad alto indice insulinemico quando aumenta notevolmente la concentrazione di insulina nel sangue. Viceversa, i cibi con basso indice insulinemico non influenzano in maniera significativa la secrezione di quest’ormone.

Rappresenta un’evoluzione dell’indice glicemico e del carico glucidico: non sempre ad un aumento della glicemia corrisponde un aumento della secrezione insulinica.

 

L’indice insulinemico è un parametro che misura la produzione di insulina nell’organismo in risposta all’ingestione di un qualsiasi alimento.

Esso quindi rappresenta l’effetto di un alimento esclusivamente e direttamente sull’ insuline mia, permettendo una valutazione più precisa della risposta insulinica. È un valore emerso in tempi più recenti rispetto all’ indice glicemico – carico glucidico, che permette di valutare più precisamente qual sia la risposta insulinica di tutti i cibi, di un pasto intero.

 

L’indice insulinemico fornisce la migliore e più precisa indicazione sugli effetti che carboidrati, proteine, lipidi, fibre idrosolubili alimentari determinano sul corpo umano con la secrezione di insulina.

L’insulina è rimossa dal sangue per opera del fegato (clearance dell’insulina) e in condizioni di steatosi epatica il tempo di permanenza dell’insulina nel sangue si protrae nel tempo. Per recuperare il peso forma e prevenire l’obesità occorre conoscere e gestire l’ indice H.O.M.A. (Homeostatis Model Assesment) per verificare possibile stato di insulino resistenza, condizione da rimuovere per la salute e per il recupero di un sano peso corporeo.

 

L’insulina definisce lo stato di salute metabolica della persona.

Si ha salute metabolica quando è conservata la sensibilità all’insulina.

Si ha perdita di salute metabolica quando si ha uno stato di insulino – resistenza.

 

 

PICCO LIPEMICO

Il picco trigliceridemico postprandiale esprime il valore dei vari lipidi presenti nel sangue dopo ogni atto alimentare, lipidi esogeni di origine alimentare ed endogeni di origine epatica. È ritardato rispetto al picco glicemico ed insulinemico e ciò comporta che, per il susseguirsi dei pasti e il progressivo accumulo, si possono avere alte concentrazioni di trigliceridi per tutto il giorno. Il picco glicemico e il picco lipemico sono due condizioni di stress metabolico e ormonale, responsabili di patologia infiammatoria e degenerativa.

 

Con queste ed altre idee ho scritto il metodo molecolare di alimentazione consapevole, dedicando una ampia parte del libro al modello alimentare giornaliero.

La alimentazione consapevole è guidare la propria mano dal piatto alla bocca. Ogni giorno con il cibo generiamo la salute e il benessere psicofisico. Cambiare si può, perché la salute sta nel piatto quotidiano.

 

 

Buona giornata in salute.

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Digiuno una scelta per stare in salute

Digiuno: può essere considerato una scelta per il controllo del peso corporeo, per prevenire le patologie croniche degenerative e cancro?

 

Può esserlo, a certe condizioni. Ragioniamo.

 

 

Il superorganismo

Il corpo umano è un organismo complesso, in cui avvengono vitali reazioni biochimiche in organi diversi per assicurare vita e salute. Il corpo umano è una vitale formula biochimica composta da molecole alimentari, respiratorie e prodotte dai batteri intestinali e sistemici. Siamo quindi un “superorganismo”, composto da cellule umane e da miliardi di cellule batteriche presenti nel nostro organismo e interagenti con i nostri organi.

Ma cosa succede quando il nostro corpo non riceve cibo adeguato ogni giorno?

Reagisce ed ha tutte le capacità biologiche per superare il limite del cibo giornaliero. Ma ad una condizione: non trasformare il DIGIUNO in CARESTIA. Il corpo umano non conosce la dieta ipocalorica (costruzione artificiale della nostra cultura), conosce il digiuno e la carestia.

Noi Umani siamo stati selezionati dalla Natura per vincere la fame!

Esiste un rapporto vitale tra cervello e fegato.

 

 

Fegato regista del metabolismo

Il corpo umano conosce il digiuno ed è stato strutturato dalla natura a superare l’assenza del cibo.

In carenza di alimenti il corpo umano utilizza la riserva di glicogeno (carboidrati) accumulato all’interno degli epatociti, cellule del fegato.

Il fegato è il regista dell’intero metabolismo cellulare ed è al servizio soprattutto del cervello. Il corpo umano ha una capacità limitata di accumulare glicogeno nel fegato. Il fegato accumula glicogeno utilizzando la dose giornaliera dei carboidrati alimentari. Dal glicogeno si ha glucosio che fuoriesce dagli epatociti per essere utilizzato dal cervello. Il cervello utilizza solo glucosio per trarre la sua energia per funzionare.

Pertanto in carenza prolungata di cibo, il fegato scarica il suo glicogeno per fornire glucosio al cervello e agli atri organi glucosio-dipendenti, cioè organi che richiedono per la loro funzionalità solo glucosio.

Il cervello richiede una fornitura continua di glucosio senza interruzioni. Il fegato scarica il proprio glicogeno per fornire glucosio al cervello.

 

 

Digiuno e carestia

Il cervello trae la sua energia solo dal glucosio, non può ottenere energia dagli acidi grassi. Il muscolo, il cuore possono trarre energia dal glucosio e dagli acidi grassi. Quando non si introduce il cibo e si entra nel digiuno il cervello riceve il glucosio dal fegato. Se il fegato scarica tutto il suo glucosio, il cervello può avere carenza di glucosio, quindi non avere energia, condizione incompatibile con la vita. In questa condizione di emergenza energetica il fegato contribuisce con la produzione di corpi chetonici ottenuti dagli acidi grassi liberati dai depositi adiposi.

I corpi chetonici sono molecole prodotte solo dal fegato, ottenute dagli acidi grassi saturi liberato dagli adipociti (cellule dell’organo adiposo). Si chiamano: acetone, acido acetoacetico e acido beta-idrossibutirrico.

I corpi chetonici possono sostituire, in via provvisoria, il glucosio quale substrato energetico del cervello.

Questo è quanto succede durante il digiuno.

Il digiuno può essere una sana pratica per ridurre la massa adiposa accumulata.

Il punto critico da evitare è il passaggio da digiuno a carestia.

IL DIGIUNO diventa CARESTIA quando i corpi chetonici superano nel sangue il valore di 3 mg /100 ml e compaiono nelle urine (esistono cartine colorimetriche in farmacia per verificare presenza di corpi chetonici nella propria urina).

In questa condizione il cervello registra la presenza di carestia alimentare e attiva un diverso profilo ormonale.

 

Una riduzione del cibo giornaliero, limitato ad un periodo di tempo, con la consapevolezza di reazioni che avvengono nel proprio organismo in tempo di digiuno, può essere una buona pratica. Purché il digiuno non si trasformi in carestia.

 

La carenza di glucosio compromette la sua trasformazione, nelle cellule umane, in ribosio, molecola che costituisce gli acidi nucleici (DNA e RNA). In carenza di glucosio, si cade in chetosi e la formazione degli acidi nucleici può essere compromessa.

 

 

Digiuno – Salute – Spiritualità

Siamo in Quaresima.

Consiglio di realizzare nel giorno di venerdì, una giornata di digiuno, come saggia scelta spirituale e di benessere psico-fisico.

Il digiuno come scelta consapevole, limitato ad una giornata, ha un valore spirituale ma è anche una sana scelta per migliorare il proprio peso corporeo e benessere.

Colazione con latti vegetali (riso o soia o avena o altro cereale…) o yogurt e cereali integrali senza aggiunta di zucchero o di cioccolato (sono biscotti camuffati), frutta, semi oleosi come mandorle o noci o nocciole…, tè verde …

 

Durante il digiuno “temporaneo” è necessario mangiare verdura cruda e cotta a piacere, dose libera condita con olio extra vergine di oliva, aceto e alcuni gherigli di noci o mandorle o pinoli o semi di zucca, pane di segale: pranzo e cena. I semi oleosi apportano proteine vegetali, omega 3, fibra alimentare prebiotica (utile per gestire il microbiota intestinale) e minerali. Sono da considerare veri integratori naturali utili nel digiuno temporaneo. Ovviamente non devono essere salati e neppure tostati.

 

Frutta fresca di stagione nello spuntino della mattina e nel pomeriggio oppure centrifugati di frutta (80%) e verdura fresca cruda di stagione (20%)

 

Bere almeno un litro di acqua durante la giornata con residuo fisso secco superiore a 500 mg / litro (migliore introduzione di minerali).

 

Durale il digiuno temporaneo si ha una variazione del profilo ormonale con netta riduzione della insulina (ormone dell’accumulo di grasso e della sensazione di fame continua). Questa riduzione di insulina permette l’attivazione dell’ormone del digiuno: il glucagone, che svolge due importanti azioni.

  1. La prima la realizza sul fegato: libera la riserva di glucosio custodito negli epatociti, cioè il glucagone compie una azione primaria per dimagrire: “scarica” il fegato dell’eccesso dei carboidrati per garantire adeguato e continuo rifornimento di glucosio al cervello, senza cadere in chetosi, in carestia!
  2. La seconda azione la svolge sugli adipociti, cellule della massa grassa. Agisce facendo uscire grassi dall’interno degli adipociti, svuotandoli, così si dimagrisce!

 

 

 

Buona giornata in salute.

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Le molecole alimentari agiscono sul DNA. Dal cibo al DNA. La genomica nutrizionale.

Il grande mondo della nutrizione sta davvero cambiando e restare a calcolare le calorie giornaliere vuol dire restare prigionieri di un mondo scientifico finito, crollato per sempre!

La genomica nutrizionale è il nuovo orizzonte per la salute e per il recupero di un sano peso corporeo. Il cibo sulla tavola è uguale per tutti nella sua composizione corporea, ma ciascuno di noi ha il suo DNA.

Incoraggio i colleghi medici e tutte gli operatori sanitari ad entrare nel mondo della genomica nutrizionale.

Incoraggio tutte le persone ad uscire dai tagli lineari delle calorie giornaliere e sviluppare le conoscenze del vitale rapporto tra cibo e i nostri geni contenuti nei cromosomi.

 

 

Fat line e genomica nutrizionale

La genomica nutrizionale è la scienza che studia come le molecole contenute negli alimenti sono in grado di intervenire sul DNA, attivando alcuni geni o al contrario regolandoli negativamente (up-o- down regulation). I nutrienti alimentari che possono agire sul DNA, su singoli geni, modulando la loro espressione genica, sono detti modulatori genici.

 

La espressione genica è il processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene viene convertita in una macromolecola funzionale (tipicamente una proteina, un enzima con proprie specifiche funzioni metaboliche ed ormonali). Garantire una espressione genica in grado di fornire enzimi attivi sul metabolismo glucidico, lipidico, protidico è possibile attraverso la assunzione alimentare di molecole in grado sostenere e potenziare i sistemi biologici contro l’accumulo di massa grassa, controllando la proliferazione e la differenziazione degli adipociti bianchi

 

 

Modulatori genici

Limitare l’intervento dietetico solo al controllo del bilancio energetico giornaliero (calcolo delle calorie giornaliere) è riduttivo e non è sufficiente al recupero del peso forma e a ridurre l’epidemia della obesità.

Gli alimenti contengono molecole che non forniscono alcuna caloria, come vitamine, minerali, fibra alimentare, polifenoli, antociani, flavonoidi, caroteni…. Molecole essenziali per la vita delle cellule.

 

Molecole di origine vegetale e marine in grado di agire sul patrimonio genetico condizionando l’accumulo e il rilascio degli acidi grassi saturi, l’utilizzo dell’ossigeno all’interno delle cellule.

 

Il cibo è il principale mediatore tra l’ambiente esterno e il nostro patrimonio genetico. Le molecole nutrienti attive sui geni, sul DNA sono chiamate modulatori genici, perché modulano cioè orientano la risposta dei geni alle molecole arrivate all’interno delle cellule. Fermarsi a considerare solo l’entrata calorica giornaliera, dimenticando che all’interno delle cellule esistono sistemi biologici gestiti dai geni con il loro DNA, è riduttivo e non evidenzia invece la capacità del corpo umano di resistere all’attuale pressione obesiogena.

 

I modulatori genici agendo sul DNA intervengono sulla gestione delle molecole nutrienti entrate e presenti all’interno di ogni cellula. Limitare l’intervento dietetico solo al controllo del bilancio energetico giornaliero (calcolo delle calorie giornaliere) è riduttivo e non è sufficiente al recupero del peso forma e a ridurre l’epidemia della obesità. È necessario garantire in ogni atto alimentare una adeguata dose di modulatori genici di origine per lo più vegetale e marina.

 

 

Dieta personalizzata

Ogni cellula ha un sesso. Esiste la genomica nutrizionale di genere, cioè donna ed uomo hanno reazioni diverse allo stesso cibo perché hanno geni e cromosomi diversi nelle loro cellule!

Tutti sappiamo che pur seguendo la stessa dieta, alcune persone presentano un eccesso di peso, alcune possono sviluppare malattie cardiache o allergie o patologie auto immunitarie, altre non presentano alcuna patologia e mantengono il loro peso forma.

 

Quante volte è capitato di notare persone che non ingrassano pur mangiando molto o altre che acquistano peso e massa adiposa con più facilità di altre?

 

Come mai gli effetti dannosi di una alimentazione non equilibrata si manifestano in maniera diversa da persona a persona?

 

La risposta a queste domande e a queste apparenti incongruenze è scritta nei geni ma soprattutto sull’azione che molecole introdotte nell’organismo con il cibo, respiro, con bevande e altre vie di ingresso possono esercitare la loro azione di modulare la risposta dei geni, del DNA di ciascuna persona. L’alimentazione e alcuni nutrienti specifici possono condizionare le funzioni del nostro DNA. Il cibo “parla” con il nostro patrimonio genetico, le sue parole sono le molecole in esso contenute. Le molecole alimentari dotate di azione sui geni, sul DNA, sul nostro patrimonio genetico si chiamano modulatori genici.

 

 

Obesità patologia fenotipica

La obesità è una patologia fenotipica, complessa generata da molteplici reazioni fisiopatologiche che sono interdipendenti, che avvengono nello stesso tempo in sedi anatomiche diverse tra loro. È troppo riduttivo pensare di ridurre il peso corporeo e accumulo di massa grassa con il solo controllo del calcolo delle calorie giornaliere.

Questa linea di azione per arginare il sovrappeso e obesità è dominante nell’attuale società, frutto di una visione culturale e scientifica basata sul modello di reazioni lineari, di “tagli lineari” di alimenti giornalieri.

Con questo modello di azione dietetica basata sul taglio lineare delle Calorie giornaliere non si interviene sulla causa della obesità e sovrappeso e si può ottenere risultati parziali e limitati nel tempo. È la dieta che si realizza in tempi ristretti, per poi recuperare ancor più il peso corporeo perso, è la filosofia del cibo “miracolo”, di “sette chili in sette giorni”, del “farmaco che scioglie il grasso”.

È un modello di dietologia sintomatologica, si vuole affrontare i segni e i sintomi del sovrappeso e obesità, senza affrontare la loro prima causa: la obesità cellulare con le sue conseguenze complesse e sistemiche interagenti su tutto l’organismo.

È “gossip dietetico”.

 

Questo modello di agire verso la obesità e il sovrappeso non porta ad alcun risultato certo e duraturo perché il corpo umano è un organismo biologico complesso che non vive con reazioni lineari. Il sovrappeso, l’obesità cellulare e anatomica aumentano sempre di più ad ogni età e sesso, compromettendo la salute, l’immagine estetica, la performance di vita di lavoro e di relazione.

Il pensiero lineare si basa sulla considerazione: se taglio le calorie giornaliere devo ottenere la riduzione del peso e dell’accumulo di massa grassa accumulata. Si possono ridurre alcuni Kg di peso corporeo, ma dopo alcune settimane si ha il blocco nella perdita di peso, la interruzione della dieta temporanea, il recupero del peso perso.

Il corpo umano e le cellule non ragionano con il modello dei tagli lineari del cibo e delle calorie giornaliere. È un modello culturale, non naturale che antepone il cibo al corpo.

Le cellule umane non conoscono, non comprendono questo modello di agire.

Il corpo e le cellule reagiscono all’arrivo al loro interno delle molecole nutrienti ottenute con alimentazione e respirazione con molteplici e contemporanee reazioni biochimiche, ormonali, geniche. Nessuna caloria entra all’interno delle cellule.

Ogni volta che mangiamo il nostro patrimonio genetico entra in funzione per gestire l’arrivo e l’utilizzo delle molecole nutrienti.

 

 

Buona giornata in salute.

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Alimentazione-pressione-arteriosa

Alimentazione e pressione arteriosa

Con il semplice gesto di porre i quattro polpastrelli della mano direttamente sulla parte inferiore del polso, dove passa l’arteria radiale, si può contare il numero dei battiti cardiaci al minuto!

Con il passare degli anni il battito cardiaco aumenta.

È salutare avere, a riposo, una frequenza cardiaca tra 50 – 60 battiti al minuto. Con questa frequenza il cuore batte in un giorno circa 70 – 80 mila volte.

Quando si va sopra i 70 battiti al minuto, il cuore “corre” oltre a 100 mila battiti in una giornata.

Il cuore pompa in una giornata circa 8 – 9000 litri di sangue.

Più è alto il battito cardiaco a riposo, più il cuore è impegnato; invecchia e degenera prima.

 

 

1 kg GRASSO CONTIENE 3 km CAPILLARI

L’eccesso di peso corporeo, con accumulo di massa grassa, è una delle cause più importanti e più frequenti dell’aumento della frequenza cardiaca.

Un chilo di grasso corporeo contiene circa 3 Km di capillari.

Pertanto una persona che ha 10 Kg di massa grassa in eccesso ha almeno 30 Km di vasi sanguigni in più dove scorre il suo sangue.

Vuol dire possedere un “letto vascolare” più vasto, di circa 30 Km, in più rispetto al sistema circolatorio costituzionale, dove il sangue deve passare spinto avanti dal cuore!

Questa condizione fa aumentare la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e il lavoro del cuore, portando a malattie del cuore e dell’intero apparato circolatorio.

Dimagrire vuol dire perdere massa grassa e con essa ridurre l’eccessivo letto vascolare, proteggendo il cuore.

Dimagrire fa diminuire la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e il lavoro cardiaco.

Il numero dei battiti al minuto è un buon indicatore del proprio stato di salute, da non sottovalutare!

 

 

PRESSIONE ARTERIOSA

Ciascuno di noi ha la sua pressione arteriosa, che varia con l’età e peso corporeo.

Occorre misurare la propria pressione arteriosa al mattino prima di fare colazione, tra le 6 – 9, prima di prendere farmaci.

In questo orario la pressione del sangue può raggiungere i valori più alti della giornata.

I valori non dovrebbero superare i 140 mm Hg pressione sistolica “la massima” e 90 mm Hg diastolica “la minima”.

La pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie.

Ciascuno di noi ha 5 litri di sangue e il percorso che il nostro sangue deve fare partendo e ritornando al cuore è di 96 mila Km.

E questo percorso viene realizzato migliaia di volte durante la giornata.

Si chiama circolazione perché il sangue parte da un punto, il cuore e ritorna nello stesso punto di partenza.

La ipertensione arteriosa nasce ogni giorno sulle nostre tavole. La prima prevenzione contro valori elevati di pressione arteriosa la si fa in tavola ogni giorno. La salute delle arterie e del cuore sta nel nostro piatto quotidiano.

Valori elevati di pressione causano un processo di cedimento su vari organi vitali: cervello, rene, occhio, intero sistema vascolare con comparsa e diffusione di aterosclerosi a causa della compromissione dell’endotelio, particolare tessuto che riveste l’interno delle arterie, capillari e vene!

 

 

CAUSE PRESSIONE ALTA

Il sovrappeso e la obesità possono far aumentare la pressione arteriosa per tre cause:

  1. Aumento “letto circolatorio”
  2. Variazione composizione corporea con incremento massa grassa
  3. Secrezione di ormoni condizionanti pressione arteriosa.

 

1 – L’eccesso di grasso aumenta il cammino del sangue che deve fare ogni giorno all’interno del sistema cardio-circolatorio, causando un aumento della pressione arteriosa e del lavoro che il cuore deve assicurare! La massa grassa corporea determina la lunghezza della rete circolatoria.

 

2 – Una persona in sovrappeso ed obesa ha modificato la sua composizione corporea con incremento della massa grassa e perdita di massa magra muscolare, con incremento di un maggior volume di acqua all’interno del sistema cardio-circolatorio, che causa un aumento della pressione arteriosa nelle arterie e comparsa di capillari, vene varicose nella parte venosa.

 

3 – Inoltre la massa grassa produce ormoni che condizionano il valore della pressione arteriosa.

Se si abbassa la pressione arteriosa, si riduce il rischio di avere un infarto e un ictus cerebrale.

Dimagrire vuol dire ridurre la pressione arteriosa.

Valori alti di pressione sono associati a sovrappeso, obesità e soprattutto ad un vistoso accumulo di grasso addominale. Il grasso addominale è il più pericoloso per la salute!

 

 

Buona giornata in salute.

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La nutrizione molecolare: dalle calorie alle molecole

Intervento di Pier Luigi Rossi al convegno Alimentazione e Anima, organizzato da AnimaEventi.com a Milano il 27 settembre 2015.

 

Il tema dell’intervento è “La nutrizione molecolare: dalle calorie alle molecole“.

 

Tra gli argomenti del video:

La medicina sta subendo un profondo cambiamento.

La medicina della sintomatologia si basa sui segni e sui sintomi, ed è fondamento dello sviluppo e del consumo della farmacologia.

Il mondo della nutrizione sta cambiando velocemente. È in atto un cambiamento di paradigma che ci fa passare dalla medicina della sintomatologia alla medicina della consapevolezza.

Ogni volta che mangiamo qualcosa, la composizione del nostro sangue cambia. Basarsi sulle calorie non ha senso, perché sono le molecole del cibo a determinare la reazione del corpo.

Non tutto il cibo dà energia, come il ferro, il calcio, la fibra, certi modulatori genici… quindi non ha senso usare il concetto calorico legato all’energia.

Noi non mangiamo le calorie ma mangiamo le molecole.

Il corpo umano non agisce in base a schemi lineari perché non è una macchina. Il principio che per abbassare il colesterolo bisogna mangiare senza colesterolo, è un principio “lineare” che induce in errore.

Avere una visione sistemica significa invece che teniamo conto delle numerose reazioni biochimiche che reagiscono fra di loro.

Fin tanto che il cibo rimane nell’intestino, avremo un microbiota che digerisce a sua volta i nostri scarti e controlla l’intero organismo.

La genomica nutrizionale è l’effetto che le molecole contenute negli elementi effettuano sul DNA.

Nelle nostre cellule ci sono i cromosomi e poi il DNA. Le molecole agiscono poi su una parte del DNA determinando l’espressione. Con una molecola “buona” abbiamo un’attivazione positiva, viceversa sarà un’attivazione negativa.

Non esiste una sola persona che abbia il DNA uguale a un’altra. Significa che non esiste una sola reazione al cibo che sia uguale a un’altra, anche se il cibo di per sé è il medesimo per tutti. Ciascuno ha il suo intestino, la sua capacità di assorbimento, le sue reazioni.

Il linguaggio del DNA si attiva grazie alle proteine.

Il cibo non apporta calorie, ma piuttosto molecole. Nessuna caloria agisce sul DNA, ma le molecole sì!

Gli alimenti di origine animali e ricchi di acidi grassi saturi, svolgono una espressione genomica negativa.

Un’alimentazione prevalentemente vegana è più confacente al corpo umano.

Essere onnivori non significa che siamo obbligati a mangiare carne, ma che ci siamo adattati a mangiarla.

Mangiare dovrebbe essere considerato come un atto ambientale. Se mangiamo in un modo o nell’altro, orientiamo il tipo di produzione del mercato.

Produzione agroalimentare intensiva e l’allevamento intensivo fa sì che le fonti di cibo siano sempre più povere perché i principi nutritivi delle molecole ne vengono condizionati.

Da dove viene la farina che compriamo? A parte le micotossine, il 70% delle farine usate per i prodotti alimentari sono estere.

I grani moderni hanno una resa maggiore, ma qualitativamente sono meno nutrienti. Si è sacrificata la quantità per qualità.

Confrontando un grano antico con uno moderno, si vede che il primo aveva una capacità nutritiva superiore, cioè agivano più specificatamente e positivamante sul DNA.

Le malattie autoimmuni e le problematiche di permeabilità intestinale aumenteranno sempre di più a causa dell’aumento di glutine immesso nelle farine moderne.

 

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METODO-MOLECOLARE-DI-ALIMENTAZIONE-CONSAPEVOLE

Il metodo molecolare di alimentazione consapevole

Il metodo “molecolare” di alimentazione consapevole si basa sulla conoscenza delle molecole nutrienti contenute negli alimenti e vuole superare lo schema dietetico basato sulle Calorie giornaliere. Le principali molecole alimentari sono ossigeno, carboidrati, proteine, lipidi, vitamine, minerali, acqua, fibra alimentare, molecole attive sul DNA (modulatori genici).

La qualità molecolare degli alimenti, cioè la loro diversa composizione in principi nutritivi, condiziona il metabolismo cellulare, il profilo ormonale, la modulazione genica di una persona, quindi il suo peso corporeo e il suo stato di salute.

Ciascuna persona deve essere consapevole di “quali molecole” sta mangiando. Per questa motivazione il metodo si chiama “molecolare” per le molecole (nutrienti contenute nei singoli alimenti) e “alimentazione consapevole”, perché la persona guida la propria mano nella scelta del “suo” cibo!

Il metodo molecolare di alimentazione consapevole vuole andare oltre alla dieta ipocalorica per recuperare l’antico e vero significato della parola greca “diaita”: stile di vita e di alimentazione!

Dalla dieta intesa e vissuta nella attuale cultura come riduzione, taglio delle Calorie giornaliere al metodo molecolare, non limitato e circoscritto nel tempo, ma un metodo di alimentazione che può essere realizzato sempre!

Non si mangia solo per dimagrire e il corpo umano non vive solo di Calorie.

Passare dalla dieta ipocalorica al metodo molecolare di alimentazione consapevole vuol dire scegliere un modello culturale, comportamentale e scientifico alternativo al calcolo giornaliero delle calorie.

Questa metodologia vuole realizzare nell’alimentazione giornaliera il concetto scientifico di passare dalle CALORIE alle MOLECOLE, attuando riflessioni biologiche e ormonali.

La logica della dieta ipocalorica è temporanea, limitata ad un periodo di tempo e finalizzata solo alla perdita di peso.  Il metodo molecolare è una scelta di alimentazione consapevole, non limitato nel tempo e finalizzato ad acquisire e mantenere un sano stile alimentare nella vita.

Realizzare il metodo molecolare è una scelta consapevole di medicina preventiva.

 

METODO E MODULO DI ALIMENTAZIONE CONSAPEVOLE

Il metodo molecolare vuole realizzare le linee guida nutrizionali, biochimiche, ormonali, geniche sopra descritte. È organizzato con un modulo alimentare composto da quattro giorni con “pasti proteici”, seguiti da un giorno con “pasti glucidici”.  Al termine dei cinque giorni, il modulo si ripropone.  L’indicazione di pasto proteico vuol esprimere il rapporto inverso tra proteine e carboidrati nel singolo pasto: 1 g proteine/0.5 g carboidrati glicemici.  Il pasto glucidico vuole esprimere il rapporto inverso tra carboidrati glicemici e proteine: 1 grammo di carboidrati glicemici / 0,5 g proteine.

La chiave del metodo molecolare è questo rapporto inverso tra carboidrati glicemici e proteine in ogni atto alimentare. Questo rapporto consente di controllare glicemia, insulinemia e lipemia post prandiale, in linea con le considerazioni di fisiologia e biochimica applicate alla nutrizione molecolare, in precedenza riferite.

Il primo obbiettivo del metodo molecolare è la gestione della fase post prandiale, assicurando questi obbiettivi nutrizionali attraverso la scelta degli alimenti e la loro combinazione molecolare:

 

Glicemia: < 130 mg / 100 ml

Insulina: < 60 mUI / L

Lipemia: < 700 mg / 100 ml, con trigliceridi < 150 mg / 100 ml

 

Il modulo giornaliero sia nei giorni con “pasti proteici” sia nei giorni con “pasti glucidici” è articolato in cinque contatti giornalieri con il cibo: colazione, spuntino mattina, pranzo, merenda e cena. Mangiare ogni tre ore consente di governare il livello della glicemia e insulina, nonché influenzare igiene e benessere intestinale contribuendo a migliorare anche le funzioni del microbiota intestinale.

Il corpo umano conosce l’alternarsi della luce e della notte di una giornata. Non conosce la settimana, che è una organizzazione culturale creata per la vita di lavoro e di relazione.

Il metodo molecolare vuole raggiungere, attraverso la scelta degli alimenti composti da specifiche molecole, la gestione di glicemia, insulina, lipemia e modulazione genica sul DNA dopo ogni atto alimentare. La scelta degli alimenti e la loro combinazione molecolare sono due linee guida del metodo molecolare che mira soprattutto alla gestione dell’ormone insulina post prandiale: controllo dell’indice insulinemico quale scelta primaria di medicina preventiva e di recupero di un sano peso forma.

La dose di secrezione pancreatica e il tempo della sua presenza nel sangue condizionano l’attività dell’insulina, che può trasformare la sua azione fisiologica naturale in azione patologica favorente l’accumulo di massa grassa corporea. L’insulina è l’ormone dell’accumulo del dopo pasto.

La sua secrezione può essere determinata dai carboidrati glicemici, dalle proteine con i loro aminoacidi insulinemici, da carenza di fibra alimentare idrosolubile.

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DALLE CALORIE ALLE MOLECOLE

Dalle calorie alle molecole. Il nuovo orizzonte della genomica nutrizionale

Il grande mondo della nutrizione sta cambiando. Negli ultimi anni, le scoperte sulla genomica nutrizionale hanno dimostrato che gli alimenti che assumiamo ogni giorno attraverso la nutrizione sono in grado di “dialogare” con le cellule e con il nostro patrimonio genetico (DNA), modulando geni in grado di portare l’organismo verso una condizione di salute e di un sano peso corporeo oppure verso condizioni patologiche, di sovrappeso e di obesità.

Il rapido progresso di ricerca nel campo della biologia molecolare sta conducendo la nutrizione, come altre scienze mediche, ad una “rivoluzione copernicana”.

Al centro del sistema biologico umano non ci sono più le CALORIE, ma le MOLECOLE introdotte con la alimentazione giornaliera e con la respirazione. Le principali molecole nutrienti sono l’ossigeno, seguito dall’acqua, carboidrati, proteine, lipidi, vitamine, minerali, fibra alimentare ed altre molecole con azione sui geni, sul DNA.

Un piatto di pasta o una porzione di formaggio possono avere lo stesso numero di calorie, ma i loro diversi principi nutritivi causano reazioni diverse all’interno dell’organismo.

La Nutrizione Molecolare porta alla genomica nutrizionale.

Alimenti di origine vegetale o animale possono esercitare modulazioni geniche positive o negative nel metabolismo cellulare (up oppure down regulation). Ossigeno e agenti biofisici possono svolgere una loro azione genica sul DNA.

Le molecole alimentari esercitano precise azioni sul DNA (genotipo) ottenendo una specifica espressione genica (fenotipo). L’obesità è una patologia fenotipica, generata da una espressione genica condizionata da nutrienti introdotti con l’alimentazione.

Nessuna Caloria agisce sul DNA e non esercita alcuna azione condizionante l’espressione genica e il fenotipo del corpo umano.

La qualità molecolare degli alimenti, cioè la loro diversa composizione in principi nutritivi, condiziona il metabolismo cellulare e il profilo ormonale e genico di un organismo dopo ogni atto alimentare.

Fermarsi a considerare solo l’entrata calorica giornaliera, dimenticando che all’interno delle cellule esistono sistemi biologici gestiti dai geni con il loro DNA è riduttivo e non evidenzia la capacità del corpo umano di resistere all’attuale pressione obesiogena.

“Dalle Calorie alle Molecole” rappresenta pertanto il nuovo orizzonte nel controllo del peso.

 

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MEDICINA-DELLA-CONSAPEVOLEZZA

Dalla medicina della sintomatologia alla medicina della consapevolezza

Colesterolo alto: una compressa di statina; intestino pigro: un lassativo; pressione arteriosa alta: una capsula; artrosi: un’altra pasticca… E così via, per tanti altri sintomi e segni clinici.

Si vive nell’epoca della medicina della sintomatologia. Si curano i sintomi, talvolta senza affrontare e conoscere la causa della malattia da rimuovere per guarire davvero. Ci stiamo trasformando in consumatori di farmaci a vita, giorno dopo giorno.
Il corpo umano è stato ridotto a singole patologie d’organo: cardiologo, ortopedico, ginecologo, grastroenterologo… perdendo l’unità dell’organismo umano.
Si sta perdendo la cornice della grande tradizione di clinica medica italiana di derivazione umanistica, che conosceva la complessità unitaria del corpo umano.
Questo scenario ha generato salute, un aumento nella speranza di vita, un grande sviluppo nel consumo dei farmaci e delle indagine diagnostiche.
Ritengo che occorra passare dalla medicina della sintomatologia alla medicina della consapevolezza. Essere consapevole della propria salute vuol dire essere “padroni” della propria salute.
Essere consapevole vuol dire non delegare ad altri ciò che possiamo fare noi con la nostra volontà. La conoscenza è salute. L’ignoranza, intesa come non conoscenza, è patologia. La malattia è il risultato di una scarsa attenzione verso il proprio corpo. Occorre sviluppare una maggiore attenzione verso la medicina preventiva.

 

CAUSE DI MALATTIE E DI SALUTE

La più moderna ricerca scientifica afferma che le chiavi della salute e della durata della nostra vita dipendono per
– il 30% dalla genetica ereditata dai nostri genitori
– il 20% dal sistema sanitario –
– il 50% dal nostro stile di vita.
L’organizzazione sanitaria (Ospedali, cliniche, medici, farmaci , diagnostica…) interviene solo per il 20% nella determinazione dello stato di salute di una persona, nonostante i grandissimi costi.
Il 30% per mantenere salute e longevità è data dalla genetica avuta dai nostri genitori. Il 50% della nostra salute dipende dai nostri comportamenti giornalieri!
Cioè siamo soprattutto noi a condizionare la salute e la durata della nostra vita. Sono comparse e si diffondono sempre di più le “malattie comportamentali” generate da comportamenti aggressivi contro il proprio corpo: cattiva alimentazione, fumo, alcool, stress, grave perdita di muscolo per scarsa attività motoria, droga, inquinamento ambientale. La malattia nasce da una scarsa attenzione verso il proprio corpo. Quindi sta a ciascuno di noi guidare, gestire la propria salute in modo consapevole, senza delegare ad altri ciò che possiamo fare noi con la nostra volontà e conoscenza dei rischi per le malattie.

 

ECOLOGIA DELLA SALUTE

Con la nostra volontà decidiamo per il 50% il nostro stato di salute!
Significa essere sani per scelta e realizzare la medicina della consapevolezza, cioè non delegare solo ai farmaci, ai medici, alla diagnostica scientifica ciò che possiamo fare noi in ogni giorno della nostra vita. È una rivoluzione di pensiero e di organizzazione sanitaria, di sistema di produzione agro-alimentare, di sistema economico produttivo e di vita giornaliera! Significa uscire dalla cultura della “delega” ad altri della nostra salute e tornare alla riappropriazione totale della responsabilità dello stato di salute soggettiva.
Assumere questo punto di relatività di osservazione della nostra salute vuol dire cambiare del tutto la prospettiva con cui si guarda al nostro organismo, significa avere un approccio preventivo, “ecologico”, di conoscenza e di rispetto della nostra “casa” anatomica.

 

A TAVOLA LA PRIMA PREVENZIONE

Applicare la medicina della consapevolezza richiede informazione e conoscenza sulla fisiologia, sulla biochimica e su quanto altro è necessario conoscere sul proprio corpo. Essa fa emergere una domanda scientifica di conoscenza diretta sul funzionamento fisiologico e patologico del nostro corpo.
Tutta la divulgazione medica presente nei mass media in questi anni nasce da questa domanda di conoscenza scientifica. Una sana alimentazione svolge un ruolo primario nella moderna coscienza della medicina della consapevolezza. Per questo motivo la nutrizione ha assunto una netta centralità nel condizionare la salute di ciascuno di noi. Avviene a tavola la prima prevenzione contro patologie degenerative e contro i tumori.
Concentriamo la nostra attenzione su alcuni check-up mirati e finalizzati alla conoscenza della funzionalità del nostro organismo per prevenire l’invecchiamento metabolico–ormonale.
Non basta eseguire analisi per prevenire il decadimento fisico e metabolico-ormonale, occorre scegliere precise analisi e non altre!

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A tavola: dalla quantità alla qualità

I marchi di qualità alimentare (DOP, DOCG, IGP…filiera Km 0…) sono attuali o superati? Garantiscono il produttore oppure il consumatore?

Ogni giorno ciascuno di noi mangia da 2 a 3 kg di cibo. Questo cibo è composto da molecole che entrano nel nostro intestino, lo attraversano tutto, arrivano alle nostre cellule e terminano sul nostro DNA cellulare, condizionandolo. Ogni giorno! La salute sta nel piatto quotidiano. Le tabelle nutrizionali conosciute possono risultare del tutto inattendibili e non veritiere perché la composizione nutrizionale degli alimenti subisce ampie oscillazioni in rapporto alle diverse modalità di coltivazione e di allevamento.
La qualità alimentare di un alimento esprime la sua composizione nutrizionale. La qualità nutrizionale controlla la salute e il peso corporeo, più che la quantità del cibo ingerito.
La qualità nutrizionale cambia in rapporto alle tecniche di coltivazione e di allevamento (che sono per lo più finalizzate alla massima resa in campo per i vegetali, nella stalla per gli animali) e nella resa economica.
Gli immensi viali del cibo accatastato nei supermercati “finiscono” dentro il nostro intestino e attraversano il nostro intero organismo. Ogni giorno!

 

SICUREZZA NUTRIZIONALE

Noi mangiamo sempre più prodotti alimentari e meno cibo. Il prodotto alimentare è un alimento manipolato dalla tecnologia e forzato nella sua produzione agro-alimentare. Il cibo è ciò che offre la natura senza manipolazione tecnologica, senza la coltivazione spinta verso la resa in quantità. La farina e gli alimenti da essa derivati sono prodotti alimentari. I cereali integrali, biologici, sono cibi.
Noi mangiamo ciò che gli animali mangiano. Noi mangiamo ciò che i vegetali hanno assorbito dalla terra e dai concimi. Per la salute non basta assicurare la sicurezza alimentare e garantire alimenti indenni da contaminazione chimica, microbiologica. Occorre assicurare anche la qualità e la sicurezza “nutrizionale”, cioè alimenti contenenti molecole nutrienti non aggressive e non dannose per il nostro organismo. Non basta più un marchio che indica l’origine geografica di produzione agro-alimentare, occorre la garanzia della sicurezza nutrizionale. Più sicurezza nutrizionale e meno marketing.

 

MANGIARE È UN ATTO AMBIENTALE

Le nostre scelte alimentari condizionano l’ambiente e il paesaggio agricolo, perché esso varia in rapporto alle modalità di coltivazione realizzate. Le varietà dei grani coltivati sono condizionati da chi lavora la loro farina.
Le varietà dei grani utilizzati dipendono dal loro contenuto in proteine. Il consumo dei grani duri è in costante aumento, superiore ai grani teneri. È il contrario di quanto abbiamo mangiato per millenni. Siamo arrivati a selezionare grani duri con 15-16 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto. Le farine ottenute da grani ad alto contenuto in proteine possono essere lavorate meglio nella produzione della pasta alimentare, che così non si scuoce mai.

Pensiamo a quanti prodotti fatti con farina mangiamo in una giornata! Farine forti, ricche di proteine, contengono un altrettanto elevato contenuto in gliadina e in glutenina. Queste due proteine sono separate all’interno della farina. Quando alla farina viene aggiunta acqua, le due proteine si trasformano in una nuova proteina: il glutine. Questo termine deriva dal latino “gluten” che vuol dire “colla”. Un eccesso di alimenti prodotti con farine forti, ricche in proteine, causano una maggiore produzione di glutine. Senza arrivare ad avere la malattia celiaca si possono avere patologie di malassorbimento e di alterata permeabilità intestinale, si può avere una netta modifica del microbiota del colon, responsabile di numerosi quadri patologici in diversi apparati corporei, nonché intolleranze e allergie alimentari, patologie auto-immuni e obesità.

 

LATTE E FORMAGGI

La qualità nutrizionale del latte è condizionato da chi produce formaggi. Una mucca produce ogni giorno per il suo vitellino circa 12-15 litri di latte. Se alla mucca viene data soia, non erba medica, e integratori contenenti metionina (aminoacido essenziale per formare le proteine del latte, in particolare la caseina), la mucca aumenta nettamente i litri di latte prodotti con un migliore tenore in caseina. Più un latte contiene caseina più è alto il suo costo! Un latte ricco di caseina viene lavorato meglio dai caseifici. Un eccesso di caseina non sempre viene ben digerito dal nostri intestino, creando patologie a livello della mucosa del tenue. Tutti concentrati sul lattosio, quando il vero problema è l’eccesso di caseina indigeribile dai nostri villi intestinali. Una alimentazione eccessiva con formaggi ricchi in caseina apporta una forte dose di metionina nel sangue, che se non viene trasformata in cisteina, si accumula sotto forma di omocisteina, che è una molecola altamente tossica e aggressiva contro le pareti delle arterie. Un eccesso di omocisteina favorisce la aterosclerosi molto più del colesterolo. Chi vuole può fare un semplice esame del sangue ricercando la omocisteina e prendere poi i necessari provvedimenti per ridurla: limitare formaggi e salumi, incrementare verdura cruda a foglia verde e frutta (occorre introdurre dosi giuste di acido folico, vitamina B6 e B12).

 

INQUINAMENTO DA OMEGA 6

Mangiamo ogni giorno un eccesso di omega 6, acidi grassi insaturi che se introdotti in eccesso, sopra a 6 g al giorno, possono danneggiare le nostre cellule. Noi mangiamo ciò che mangiano gli animali.
Le tecniche moderne di itticoltura producono pesce il cui contenuto in acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 è inferiore a quello rilevabile nel pesce pescato direttamente nei mari e negli oceani.
Il pesce di allevamento contiene invece una dose maggiore di grassi totali e di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 rispetto al pesce non di allevamento.
Il rapporto tra omega 6 e omega 3 deve essere di 4 a 1. In Italia siamo arrivati ad un rapporto di 15 a 1 e il rapporto peggiora di anno in anno. Siamo inquinati da omega 6. Pensiamo di risolvere questo inquinamento nutrizionale da omega 6 prendendo omega 3, senza alcun reale risultato. Dobbiamo ridurre omega 6.
L’attuale agricoltura ha favorito l’impiego di granaglie per l’alimentazione degli animali da allevamento, dando luogo ad incrementi del contenuto di grassi saturi e di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6. Le granaglie sono ricche di acidi grassi omega-6. Un eccesso di questi acidi della serie omega-6 (acido linoleico) può causare effetti tossici sulle cellule e sugli organi vitali.

 

L’attuale produzione agro-alimentare ha portato ad un sostanziale mutamento della qualità dei principi nutritivi contenuti negli alimenti. Il cibo può essere anche indenne da inquinamento chimico, microbiologico ma non sempre è “sicuro” per il nostro organismo.

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