eXpriMoADmin, Autore presso Dott. Pierluigi Rossi - Pagina 3 di 3
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kefir

Microbiota e peso corporeo – kefir verdure latto fermentate

È difficile, ma non sapere che all’interno del nostro intestino è presente un altro organo, chiamato microbiota, vuol dire essere scientificamente superati!
La conoscenza è salute. L’ignoranza, intesa come non conoscenza, è malattia.
Il microbiota è composto da batteri, lieviti, virus, migliaia di comunità microbiche, miliardi e e miliardi di cellule batteriche. Il microbiota pesa 1-1,5 Kg, ovvero quanto pesa il fegato. E’ quindi un organo al pari di fegato, rene, polmone ed altri organi costituenti il nostro corpo. È un guaio non conoscerlo! È un guaio non sapere che il cibo condiziona la sua composizione. Ogni giorno!

 

BATTERI E CIBO

Ciascuno ha il “suo” microbiota, cioè i suoi batteri, che variano in rapporto al cibo mangiato e alla sua storia personale. Ciascuno di noi ha il microbiota della sua mamma.
Il microbiota invade ed occupa il nostro intestino con la nascita. Se avete disturbi e patologie intestinale pensate se siete nati con parto cesareo, se siete stati allattati al seno materno, se vi hanno somministrato molti antibiotici nei primi tre anni di vita. Essere nati con parto cesareo, non essere stati allattati al seno sono cause di un microbiota “alterato” che resterà per tutta la vita, causando problemi funzionali al vostro intestino.
ll microbiota si forma nei primi anni di vita e resta stabile per tutta la nostra vita. Può peggiorare nella sua composizione se si fa un utilizzo massiccio di antibiotici, se non si mangia verdura, frutta, cereali, legumi, alimenti di origine vegetale.
Il microbiota sano ed efficiente è vegetariano.
La composizione dei batteri intestinali varia con il variare del cibo ingerito. Se mangiamo male, abbiamo un microbiota aggressivo responsabile di disturbi, patologie, tumori intestinali.
Il microbiota controlla il sistema immunitario intestinale, che rappresenta il 70% dell’intero sistema immunitario del nostro organismo. I batteri aggressivi stimolano il sistema immunitario intestinale, che può agire anche su altri organi, creando patologie auto immunitarie. La salute nasce dall’intestino.
La stessa obesità è causata anche dai batteri intestinali. Pertanto se vogliamo dimagrire occorre saper nutrire bene il nostro microbiota intestinale.

 

SAPER NUTRITE IL MICROBIOTA

Quando mangiamo non siamo mai soli, perché nel nostro intestino sono presenti miliardi e miliardi di batteri, miceti, virus, comunità microbiche che aspettano di mangiare anche loro.
Mangiano una parte del cibo che la nostra mano porta dal piatto alla bocca in ogni pasto. Ciascuno di noi mangia in un anno una quantità di cibo dieci volte superiore al proprio peso corporeo. Più di 2 kg di cibo al giorno. Questa massa alimentare, superata la bocca ed ormai svincolata dalla nostra volontà, cade nello stomaco e penetra nel tunnel gastro-enterico e lo percorre tutto in circa tre giorni, subendo modifiche digestive ed assicurando i nutrienti che costituiscono il nostro organismo umano. Ogni giorno.
Il microbiota non mangia le Calorie, ma le molecole alimentari contenute nel cibo. Il microbiota è un altro esempio della non esistenza delle Calorie all’interno del corpo umano. È la qualità del cibo a svolgere un ruolo primario nella composizione dei batteri intestinali, che possono produrre loro molecole in grado di alterare il metabolismo energetico e di accumulare grasso corporeo.
Ritengo che alcuni alimenti siamo più efficaci per avere un sano microbiota e avere igiene e benessere intestinale. Tra questi alimenti consiglio il kefir e le verdure latto-fermentate, rispetto allo yogurt. Questi due alimenti sono probiotici e apportano varietà molteplici di batteri amici dell’intestino.
Sono più efficaci dello yogurt, che contiene una minore varietà di specie batteriche e lieviti. Occorre introdurre alimenti nuovi per garantite la salute. Variare nella qualità e vincere la pigrizia del supermercato.

 

KEFIR

Il kèfir è una bevanda probiotica molto ricca di comunità microbiche, più completa dello yogurt. La parola Kefir deriva dal turco kefir che significa benessere. Il kèfir viene preparato utilizzando latte fresco oppure acqua con i fermenti o granuli di kèfir, formati da un polisaccaride chiamato kèfir che ospita comunità microbiche di batteri e lieviti utili alla igiene e benessere intestinale. I granuli di kefir possono essere acquistati in farmacia, in erboristeria, in negozi bio. Il kefir è un alimento probiotico (contiene oltre 15 specie di microrganismi vivi e vitali) con una composizione davvero interessante e migliore del solito yogurt della pubblicità, ha caratteristiche nutrizionali valide per il suo contenuto in minerali (Calcio, Fosforo, Magnesio, Zinco), aminoacidi (treonina, prolina, lisina e triptofano in particolare) e vitamine (gruppo B). Le comunità microbiche del kefir competono contro batteri aggressivi e reagiscono contro microrganismi “cattivi” all’interno dell’intestino. La tradizione e lo sviluppo delle ricerche scientifiche attribuiscono al kefir proprietà nutrizionali e funzionali riconosciute. Un consumo quotidiano di kefir può aiutare a:
– regolarizzare le funzioni intestinali
– contrastare l’insediamento di germi pericolosi
– stimolare il sistema immunitario del tratto digerente

 

KEFIR DI LATTE E DI ACQUA

Il Kefir può essere preparato in casa propria partendo dall’uso di granuli specifici di Kefir, diversi dai fermenti lattici utilizzati per ottenere yogurt. Esistono granuli di Kefir per essere utilizzati nel latte e granuli per l’acqua.
Il Kefir di latte è ottenuto con granuli aggiunti al latte (deve essere freddo o a temperatura ambiente, comunque non eccessivamente caldo). Si lascia fermentare da 24 a 48 ore a circa 20 °C mescolandolo di tanto in tanto (Si può usare il latte fresco pastorizzato o latte HUT. Il Kefir ottenuto nella produzione domestica può avere una leggera gradazione alcolica (fino ad 1 grado) mentre alcuni prodotti industriali non presentano questa caratteristica grazie a specifici metodi produttivi. Se non viene consumato subito, il kefir deve essere messo in frigorifero, dove si conserva per oltre una settimana: nel caso si lasci fermentare oltre diventa troppo acido e prende un gusto piccante. Il kefir di latte quindi è molto più ricco in probiotici di quello d’acqua
Il Kefir di acqua si ottiene con questa preparazione:

Per la preparazione di 1 L di kefir d’acqua servono: Granuli di kefir d’acqua, 1 litro di acqua naturale, tre cucchiai di zucchero naturale, mezzo limone intero, non spremuto (o altra frutta acidula, come mirtilli…), 1 frutto secco, cannella, baccello di vaniglia o altri aromi naturali (se graditi), 1 barattolo di vetro. In un contenitore trasparente, versare 1 litro di acqua naturale e lo zucchero naturale. Mescolare finché lo zucchero non si sia sciolto. Introdurre i grani del kefir, il limone e il frutto secco. Eventualmente anche la cannella o la vaniglia. Lasciare in un contenitore a temperatura ambiente per 48h.

 

VERDURA LATTOFERMENTATA

Le verdure lattofermentate sono attive nell’intestino per due motivi: apportano dosi generose di fibra alimentare e quantità notevole di lattobacilli, batteri amici dell’intestino. Si possono acquistare in negozi idonei oppure fermentare le verdure in casa propria.
Dopo aver lavato e asciugato bene le varie verdure tagliatele a fettine. Prendete un vasetto di vetro a chiusura ermetica. Introducete le fettine di verdura nel vaso, ben pressate. È importante pigiare ben bene ogni strato di verdura per evitare presenza di aria. Se rimane, la fermentazione lattica non può avere luogo e le verdure ammuffiscono, invece di fermentare. Aggiungete un po’ di sale, circa 5 grammi per chilo di verdura: facilita la fuoriuscita dell’acqua di vegetazione. Si possono mescolare le verdure con il sale in un recipiente a parte o aggiungerlo direttamente: un pizzico ogni due o tre cm. di verdura.
Riempito così il vaso, lasciate fermentare le verdure, per circa tre settimane, a 10-15 giorni, mai a più di 18 giorni. Esistono in commercio vasetti particolari per fare verdure lattofermentate in casa propria.

 

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latte

Latte di soia, farro, riso, avena… Una scelta di salute. Cambiare si può.

Un numero sempre maggiore di persone ha intolleranza al lattosio per carenza dell’enzima lattasi prodotto dai microvilli dell’intestino tenue.
La lattasi non viene prodotta per compromissione dei villi intestinali aggrediti da una errata alimentazione.
L’intolleranza al lattosio non è mai sola, quando presente vuol dire che ci sono problemi vari nell’intestino.
Molte persone sono allergiche alle proteine del latte, alla caseina! Così nel tempo in commercio si sono diffusi i latti vegetali.
A norma di legge non possono essere definiti latti vegetali, ma bevande di soia, riso, avena, farro, mandorle.
Questi latti vegetali non contengono lattosio e neppure caseina.

 

LATTE DI SOIA

È il più ricco in proteine e in grassi, il più povero in carboidrati. Leggere sempre etichetta: non deve contenere più di O.9% di soia OGM. Il limite della soia sta che il 90% della soia è geneticamente modificata, è per lo più di importazione.
Contiene inibitori delle proteasi, può alterare la digestione delle proteine causando allergie alle varie proteine alimentari.
La soia contiene agglutinine, acido fitico che impedisce assorbimento di calcio, magnesio e altri minerali!
Contiene una dose eccessiva di isoflavoni, con azione similestrogeni, non sempre salutare! Attenzione anche alla lecitina di soia, tanto pubblicizzata contro il colesterolo, per la sua potenziale origine da soia geneticamente modificata. Nel latte di soia può essere presente olio di semi di girasole. Leggere sempre attentamente l’etichetta.

 

LATTE DI RISO

Ha il più alto contenuto in carboidrati e il più basso contenuto in proteine e lipidi.

 

LATTE D’AVENA

Ha un contenuto ben equilibrato di carboidrati, proteine, lipidi, è un buon alimento (ricordo che con l’avena si può fare il porridge, classica colazione inglese).

 

LATTE DI MANDORLE

Più alto contenuto in grassi omega 3, mentre i carboidrati e le proteine come l’avena.

 

LATTE DI FARRO

Meno carboidrati del latte di riso, proteine ad alto valore biologico con aminoacidi ramificati e fenilalanina, con effetti tonici, adatto a chi ha bisogno di slancio e migliore tono dell’umore. Gli stessi effetti anti depressivi e contro la stanchezza sono posseduti dal farro in chicchi!

 

 

LE RICETTE DEI LATTI VEGETALI

 

LATTE DI RISO

1- mettere in ammollo il riso, 60 grammi in un litro di acqua
2- mettere dopo una ora di ammollo riso e acqua a bollire x 40 minuti 3- frullare acqua e riso fino a ridurre il composto in liquido
4- filtrare tutto in un colino
5- versare il latte di riso ottenuto in un recipiente di vetro e se volete, aggiungete  cannella o vaniglia o altra spezia preferita
6- conservate in frigorifero per il consumo. Il latte di riso contiene la maggiore dose di carboidrati rispetto agli altri cereali!

 

LATTE D’AVENA

1- 50 g di avena in 500 ml di acqua, portarla a cottura x 50′
2- frullare fino a ottenere una poltiglia liquida
3- aggiungere 500 ml di acqua fredda e frullate di nuovo
4- passare il composto in un colino, conservare in recipiente di vetro. L’avena è più ricca in proteine e contiene meno carboidrati del riso! Il porridge è una farinata di avena, classica colazione inglese!

 

LATTE DI FARRO

Stesso procedimento, 50 g di farro in un litro di acqua, eseguire le stesse azioni come per fare il latte di riso. Ricco in proteine, con aminoacidi essenziali molto utili per tono umore e senso di energia attiva.

 

LATTE DI MIGLIO

Stesso procedimento latte di farro. Consigliato.

 

LATTE DI QUINOA e di AMARANTO

Per le loro proteine con tutti gli aminoacidi essenziali!

 

Se volete anche LATTE DI ORZO.

Ciascuna persona può scegliere il cereale più adatto alle proprie condizioni di salute!
Chi vuole una maggiore dose di carboidrati scelga latte di riso o avena. Chi vuole più tono umore e muscolare scelga latte di farro.
Chi vuole più proteine scelga latte di miglio, ma soprattutto di quinoa ed amaranto.
E’ possibile usare cannella o vaniglia o altra spezia preferita per ottenere un gusto personalizzato.
Consiglio di preparare questi latti vegetali in casa propria, nelle bevande in commercio può essere presente aggiunto olio di girasole o altro seme!

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IL-CIBO-NELLO-STOMACO

Il cibo nello stomaco

Lo stomaco preferisce cibo crudo, caldo, liquido e soprattutto di piccolo volume!

 

Ciascuno di noi mangia tra 2 e 3 Kg di cibo al giorno, spesso senza rendersi conto di questo volume. Può essere cibo solido, cibo liquido, freddo, caldo, crudo o cotto, mischiato in ricette gastronomiche con odori, colori, sapori e consistenza varia.
Ciascuno di noi ha il suo stile a tavola: c’è chi mangia con voracità, tutto e subito, non mastica ma ingolla.
C’è chi preferisce cibo solido al cibo liquido. Chi preferisce cibo caldo e chi freddo. Insomma è giusto il proverbio “Dimmi come mangi, ti dirò chi sei”.
Tutto il cibo arriva attraverso l’esofago nello stomaco. E qui cominciamo i guai!

 

IL CIBO NELLO STOMACO

Lo stomaco è un organo che accoglie tutto il cibo che arriva in un pasto. Se mettessimo una telecamera sullo stomaco potremmo vedere l’arrivo dentro lo stomaco di tutte le parti alimentari che abbiano ingurgitato. Potremmo vedere la poltiglia disordinata dei vari cibi all’interno della cavità gastrica. Arriva il pane, la carne, la verdura, il vino, l’acqua, i dolci… e tutto quanto mangiato in un pasto. Lo stomaco riceve e comincia a contrarsi per mescolare il carico alimentare arrivato in cavità gastrica. Lo stomaco si contrae tre volte in un minuto con il fine di ridurre le parti alimentari in piccole, omogenee porzioni di 1-3 mm. Lo stomaco quindi deve mettere ordine al nostro disordine alimentare. Mangiare con voracità vuol dire ingerire nello stomaco cibo con dimensioni più grandi. Se una persona vorace ingerisce una porzione di 3 cm di carne o verdura o pasta o pane obbliga il suo stomaco a contrazioni continue, forti e prolungate per ridurre le dimensioni alimentari da 3 cm a 1-3 mm. Lo stomaco trasforma i pezzi degli alimenti ingeriti in chimo.
Solo quando tutto il cibo ingerito è stato trasformato alle dimensioni omogenee di 1-3 mm, il chimo (il prodotto finale delle contrazioni gastriche) passa dalla cavità gastrica attraverso il piloro nel duodeno per iniziare la digestione intestinale.
Il tempo in cui il cibo ingerito resta all’interno della cavità gastrica si chiama digestione gastrica. Ogni alimento ha il suo tempo di permanenza all’interno dello stomaco. Il riso e altri cereali come chicchi integrali cotti restano nello stomaco circa una ora, la pastasciutta circa tre ore, il tonno sott’olio circa sei ore. Una lunga permanenza nella cavità gastrica del cibo può generare reflusso gastro-esofageo, bruciori gastrici, sensazione globosa dell’addome sopra l’ombelico, eruttazione, malessere.

 

COME MANGIARE?

Lo stomaco desidera avere cibo liquido (minestre, passati di verdure, creme vegetali, minestroni, centrifugati, latti vegetali…), cibo caldo, cibo crudo finemente tritato, cibo sminuzzato ridotto in piccole porzioni, cibo ben masticato. Mangiare alla giapponese, insomma! Queste condizioni del cibo arrivato nello stomaco agevolano le contrazioni gastriche e riducono nettamente il tempo di permanenza del cibo nella cavità gastrica. Cioè occorre evitare una lunga permanenza del cibo nello stomaco per iniziare ed avere la migliore digestione gastrica ed intestinale.
Una lunga permanenza del cibo nello stomaco favorisce rigurgiti di acido cloridrico dallo stomaco all’esofago con bruciori assai fastidiosi. Non si può mangiare con voracità, non masticare, non pensare al tempo del cibo all’interno dello stomaco, avere bruciori di stomaco, avere reflusso gastro-esofageo, ernia jatale e… credere di risolvere tutto prendendo un farmaco o prodotti contro l’acidità di stomaco. Così facendo si elimina il sintomo ma non si risolve la causa!

 

FITOTERAPIA CONTRO ACIDITA’ GASTRICA

Coloro che assumono inibitori di pompa protonica in modo continuo e prolungato per combattere l’acidità gastrica, il reflusso gastro-esofageo, vanno incontro ad avere un ridotto assorbimento di vitamina B12, condizione che può causare anemia megaloblastica ( emoglobina bassa con volume elevato dei globuli rossi) e scatenare livelli elevati di omocisteina, una molecola assai aggressiva contro le pareti arteriose, più del colesterolo.
Una bevanda calda aiuta lo svuotamento dello stomaco per il rilassamento del piloro, che consente il passaggio del chimo dallo stomaco nell’intestino tenue.
La classica limonata calda aiuta lo svuotamento del cibo dallo stomaco non tanto per il succo di limone quanto per l’azione benefica dell’acqua calda!
Accanto ad una modifica della propria alimentazione, consiglio di usare la fitoterapia per il controllo della acidità senza bloccare la secrezione gastrica. Alcune piante medicinali sono molto ricche proprio di polisaccaridi ad azione lenitiva e protettiva come Aloe, Altea, Malva, in grado di creare una sorta di “muco protettivo vegetale -minerale”, simile a quello prodotto dallo stomaco e in grado di aderire alla mucosa gastrica proteggendola da fenomeni irritativi e bruciore senza alterare la naturale acidità dello stomaco.
La salute nasce dall’intestino!

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FEGATO-E-TIROIDE-e-PESO-CORPOREO

Fegato, tiroide e peso corporeo

– il fegato è il regista del metabolismo
– la tiroide controlla la massa grassa corporea
– la chiave metabolica è la dose giornaliera dei carboidrati glicemici

 

UN RAPPORTO DI VITA BIOLOGICA

Esiste un rapporto vitale tra il fegato, la tiroide e l’alimentazione.
Mangiare un eccesso di carboidrati nella giornata favorisce l’accumulo di grasso nel fegato e su tutto l’organismo.
Mangiare una dose troppo ridotta oppure, peggio, eliminare del tutto i carboidrati danneggia le funzioni della tiroide, bloccando la perdita di peso.
La chiave metabolica del fegato, della tiroide, del peso corporeo è la giusta dose giornaliera di carboidrati glicemici.
Il mio consiglio è di non scendere al disotto di 80 grammi di carboidrati glicemici al giorno e di evitare la comparsa della chetosi (può essere evidenziata con strisce nella urina).
I carboidrati glicemici condizionano il valore della glicemia e della insulina dopo ogni pasto (glucosio, galattosio, fruttosio gestiti nel fegato).
I carboidrati non glicemici sono costituiti dalla fibra alimentare.
Molte persone sempre di più, in particolare donne, hanno fegato e tiroide compromessi nella loro funzione. Sono bloccate ed accumulano massa adiposa giorno dopo giorno.

 

DAL PESO CORPOREO AL METABOLISMO

Occorre passare dal peso corporeo letto sulla bilancia alla conoscenza del proprio metabolismo.
Pesa un chilo e mezzo negli uomini, un po’ meno nelle donne. È il regista dell’intero metabolismo. Ha la chiave del peso forma: è il fegato!
Pesa 40 grammi circa, ma controlla reazioni vitali e favorisce la capacità di eliminare grasso corporeo controllando la ossidazione degli acidi grassi nelle cellule e la fase di scarico di acidi grassi dall’interno degli adipociti, consentendo la eliminazione di massa grassa in eccesso: è la tiroide!

Con la steatosi epatica (fegato grasso) e la tiroide alterata (ipotiroidismo) ogni dieta è destinata al fallimento. Occorre scaricare il fegato del suo grasso e recuperare una adeguata funzionalità della tiroide.

 

FEGATO GRASSO (steatosi epatica)

Avere la steatosi epatica, cioè un accumulo eccessivo di grassi nel fegato, fa ingrassare sempre di più ed impedisce ogni serio dimagrimento. Con il fegato grosso e grasso non si dimagrisce. Anzi si rischia di cadere nel diabete mellito tipo 2, definito anche diabete epatico.
Ogni dieta o tentativo di dimagrire è destinato al fallimento se non si conoscono le dinamiche biochimiche ed ormonali con il fegato al centro del nostro metabolismo.
In silenzio giorno dopo giorno il fegato lavora con le sue 5000 reazioni biochimiche ed è il regista dell’intero metabolismo corporeo. Controlla i carboidrati, i grassi, le proteine, i minerali, le vitamine. È la centrale per eliminare l’alcol dal sangue!
Fornisce di continuo il glucosio al cervello!
Il fegato è uno degli organi più compromessi dalla attuale alimentazione.
Il 40% delle persone adulte ha il fegato grasso, ovvero ha la steatosi.
Il 15% dei bambini ed adolescenti ha la steatosi epatica.
Il 50% dei bambini obesi ha il fegato compromesso.
Questa patologia aumenterà ancora di più nei prossimi anni, perché abbiamo una alimentazione errata e perché consumiamo alcool!
Certo è la dose che fa il veleno ma non esiste un alcol “buono” cioè il vino ed un alcol “cattivo” cioè i superalcolici: l’alcool è e resta una molecola tossica per il fegato!

 

FEGATO GLICEMIA INSULINA TRIGLICERIDI

Ogni volta che mangiamo il nostro sangue cambia la sua composizione in rapporto agli alimenti ingeriti. E poiché si tende ad introdurre un eccesso giornaliero di carboidrati (pasta, pane, pizza, dolci, prodotti da forno…), la glicemia dopo i pasti sale e si ha il picco glicemico, che stimola il pancreas a secernere l’insulina, che trasferisce il glucosio dal sangue dentro il fegato.
La glicemia diminuisce nel sangue ma aumenta la dose del glucosio all’interno degli epatociti (cellule del fegato). Una parte del glucosio si trasforma, sotto il controllo dell’insulina, in glicogeno ed una altra parte si trasforma in acidi grassi saturi (acido palmitico).
L’insulina fino a quando resta nel sangue compie questo lavoro. Cioè trasforma in parte i carboidrati alimentari ingeriti in acidi grassi. Questo processo biochimico si chiama lipogenesi: formazione di grassi (trigliceridi).
Più insulina abbiamo, più si formano trigliceridi nel fegato.
L’eccesso di grasso nel fegato causa un ritardo nella eliminazione dell’insulina (clearance epatica dell’insulina), che resta più a lungo nel sangue, generando uno stato di insulino resistenza.
Gran parte delle persone in sovrappeso ed obese possiedono questo scenario all’interno del loro organismo. Se non si modifica questo scenario biochimico ed ormonale non si può dimagrire e non si può prevenire il diabete mellito tipo 2. Si dimagrisce solo tenendo bassa la glicemia dopo ogni pasto.

 

GLI ORMONI DELLA TIROIDE

Ed ora ragioniamo sugli ormoni della tiroide.
La tiroide secerne il 90% dell’ormone fT4 e il 10% dell’ormone fT3. Ma è l’ormone fT3 a svolgere appieno le funzioni metaboliche all’interno delle cellule.
L’ormone fT4 viene trasformato in fT3 da alcuni enzimi (desiodasi) ubicati nelle membrane cellulari del FEGATO, rene, tessuto adiposo, cute, cervello, ipofisi…
Varie sono le cause che possono alterare la funzione delle desiodasi: un’errata alimentazione, l’eccesso di peso corporeo, diete carenti di carboidrati, livelli elevati di insulina nel sangue causano una riduzione di efficienza di questi enzimi.
Le desiodasi sono enzimi capaci di togliere un atomo di iodio dall’ormone fT4 trasformandolo in fT3. Il numero indica gli atomi di iodio presente nell’ormone. L’alterata funzione degli enzimi desiodasi è più frequente di quanto si possa pensare.
In questa condizione non é la tiroide a non funzionare bene, bensì gli enzimi (desiodasi) presenti soprattutto nel FEGATO.

 

TIROIDE E PESO CORPOREO

Mangiare una dose ristretta di carboidrati o peggio astenersi dai carboidrati procura chetosi (acidificazione dei tessuti corporei per formazione di corpi chetonici per carenza di carboidrati), causa una riduzione del fT3, un aumento del cortisolo, si perde muscolo, si perde peso a spese della massa magra muscolare.
Si riduce il metabolismo e il consumo di ossigeno.
Ma la condizione di chetosi porta al blocco della perdita di peso. Una carenza di carboidrati alimentari protratta nel tempo causa una riduzione del valore fT3, condizione di effettivo ipotiroidismo indotto da una dieta errata. Un fT3 basso causa un blocco nella perdita di peso corporeo. Si cade nella sindrome di adattamento metabolico.

 

BLOCCO PERDITA DI PESO

Il blocco metabolico nella perdita di peso corporeo si ha dopo 15 – 20 giorni dall’inizio di una dieta ipocalorica e fortemente carente di carboidrati (assenza di pane, pasta, riso, cereali, legumi…), con dose giornaliera inferiore a 80 g di carboidrati glicemici.
Il blocco metabolico è comunque variabile nel tempo. È soggettivo, ma si verifica per la riduzione di fT3. Una persona che non conosce questo processo ormonale fisiologico, concentra la delusione sulla dieta, quando è proprio la dieta ad essere causa di questo blocco.
Constatato il blocco della perdita di peso, la persona decide di smettere di eseguire la dieta, riprende il peso eliminato in pochi giorni perché ha un metabolismo basso, si trova in una condizione di ipotiroidismo. È una esperienza molto diffusa, assai nociva per la salute. Questo è un esempio di come sia limitato e superato fare una dieta basata sul semplice calcolo di Calorie giornaliere! Non si mangiano le Calorie, ma le molecole contenute negli alimenti.
Le giovani donne in età fertile con carenza di carboidrati alimentari possono avere amenorrea (blocco ciclo) per ipotiroidismo (fT3 basso) indotto da dieta.
Avere una tiroide carente nella sua funzionalità genera uno stato “GRIGIO” depressivo, nella relazione con persone ed ambiente di vita e di lavoro.
C’è da riflettere… Non si mangia solo per dimagrire!

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